L'Acropoli di Sparta
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, 1 Chilometri dal centro (Μαγούλα)
Mondo / Grecia /
cittadella, sito archeologico, acropolis (en), città fantasma, historic ruins (en), Antica Grecia
Sparta antica.
Le scoperte dei monumenti del sito archeologico sono dovuti dalla Scuola Archeologica Inglese, dal 1910 con alterne interruzioni e riprese fino al 1990, soprattutto nell’area del teatro.
Un’altra campagna di scavi fu iniziata alla fine del 1800, da archeologi americani e greci. Poi, tra il 1973 e il 1976, hanno trovato recentissimo seguito sotto la direzione tecnica del professor H.W. Catling per la Società Archeologica Britannica, che dal 1992 ad oggi, continua ancora le ricerche.
Sono rimaste solo poche testimonianze dell’antica potenza spartana provenienti dagli scavi. L’area del Tempio di Athena Chalkioikos sulla cima dell’Acropoli, progettata dall’architetto Vathykli nel sesto secolo a.C. Il teatro antico di Sparta, nel sud dell’Acropoli, di costruzione ellenistico - romana. Rimangono oggi l’orchestra e il terrapieno con le iscrizioni dei sovrani di Sparta in epoca romana e la cavea del teatro di grandi dimensioni. Il cosiddetto edificio semicircolare, di incerta origine e forse destinato al culto di deità arcaiche (ctonio) databile intorno al V secolo a. C. Resti di negozi a fianco del teatro antico, sono stati trovati durante gli scavi archeologici della scuola Britannica.
Fonte:
dal sito ODISSEUS del Ministero Ellenico della cultura
L’Agorà, il fulcro religioso e amministrativo della città, occupava una grande terrazza sulla collina oggi nota come Palaiokastro. La fondazione e la funzione politica dell’Agora sono state il risultato di importanti cambiamenti politici e sociali che seguirono sulla scia del sinecismo, l’unificazione politica del kosmos nell’ottavo secolo a.C.
Allo stesso tempo, la scelta del sito fra i due kosmos più importanti, Pitane e Limnes fu un forte segnale della nuova situazione politica, istituzionale e sociale, dopo il sinecismo. Pausania descrive molti vecchi edifici e monumenti che erano ancora in funzione al momento della sua visita. Anche se l’Agorà non è ancora completamente scavata e la maggior parte dei monumenti non sono stati ancora identificati, è possibile tracciare approssimativamente il suo sviluppo edilizio.
L'Agorà deve aver acquisito il suo aspetto monumentale nel sesto secolo a.C. Fu allora che vi si edificarono una serie di edifici pubblici e monumenti, risultato della vivace economia cittadina e dell’egemonia militare nel Peloponneso.
Nella prima metà del sesto secolo d.C. fu costruita la Skias o Sala delle assemblee, da Teodoro di Samo, l’edificio continuò ad essere usato fino al tempo in cui Pausania stesso lo vide; nello stesso periodo il cretese Epimenide costruì una tholos di grandi dimensioni che ospitava le statue di Zeus Olimpio e di Afrodite Olympia.
I monumenti più importanti che Pausania vide e descrisse durante la visita e, per tale motivo, mise al primo posto nella sua descrizione, furono: la Stoà Persiana e la Choros (spazio per la danza). Secondo Pausania (3.11.3), la Stoà Persiana era la più imponente struttura dell’Agorà, costruita con i proventi del bottino delle guerre persiane. A causa della sua forma peculiare, questa stoà è menzionata anche dall’architetto romano Vitruvio (I secolo d.C.) nella sua opera maggiore il “De architectura”(1.1.6), sono state ritrovate alcune statue di marmo che dovevano far parte della sua trabeazione. La Stoà probabilmente occupava il lato nord-ovest dell’Agorà, e sembra che le imponenti rovine ritrovate in situ, nel 1960 facessero parte di essa.
Il Choros era situato in posizione centrale ed era lo spazio dove, durante la celebrazione delle Gymnopaidiae, una festività istituita in onore di Apollo intorno al 669 a.C. e che si celebrava ancora al tempo di Pausania, i giovani della città ballavano nudi intorno alle statue di Apollo, Artemide e Leto. (Pausania 3.11.9)
Nel lato sud dell’Agorà iniziava la strada più antica di Sparta, l’Aphetais [(?)a onor del vero, Pausania non specifica da quale lato della pazza esca la via Afetaide!]. Coinvolgendo il passato mitologico, Pausania (3.12.12) fornisce preziose informazioni circa la sua presunta antichità: la strada dovrebbe essere stata il luogo dove i pretendenti alla mano di Penelope corsero la gara nuziale, e di cui Ulisse risultò il vincitore finale [(?)altra imprecisione che interpreta liberamente lo scritto di Pausania].
Lungo il ciglio (???) della strada era situato l’Hellenion, il luogo deputato delle assemblee dove si presero le decisioni sull’intervento nella guerra di Troia dopo il rapimento di Elena e, successivamente, quelle contro la minaccia persiana.
Vicino, al termine meridionale della Aphetais, erano posizionate le tombe dei re della famiglia degli Eurypontidi. Il percorso della Strada Aphetais è stato identificato in modo sicuro perché dopo la sua uscita dall’Agora, v’era il sito del recinto sacro (temenos) del Tainarios di Poseidone (deduzione quantomeno ardita).
Tra i numerosi templi, santuari, e témenos citati da Pausania, due sono eccezionali e importantissimi nella storia spartana: il santuario di Atena Chalkioikos (Pausania. 3.17.2-3) e il santuario di Artemide Orthia (Pausania. 3.16.7-11). Il santuario di Atena Chalkioikos si trova sull’Acropoli, a ovest dell’Agora (? deduzione libera basata solo su supposizioni che vedono l'agorà sull'aropoli), ed era in origine un santuario di Apollo pitico; Athena probabilmente divenne la dea patrona della città dopo il sinecismo di Amyclae. L'epiteto “Chalkioikos” (Casa di Bronzo) si riferisce al ricoprimento dei muri del tempio con lastre di rame (?) o bronzo, recanti scene mitologiche in rilievo, ad opera dello scultore spartano Gitiadas nel sesto secolo a.C.
Lo stesso artista eseguì la statua di Atena in bronzo e compose un inno in suo onore. Il santuario è, però, molto più antico, come confermato non solo dai reperti archeologici, alcuni dei quali risalgono all’età micenea, ma anche dall’associazione, secondo alcune fonti della letteratura antica, con il mitico re di Sparta Tindaro, padre della bella Elena e dei Dioscuri, e con il mitico legislatore Licurgo.
Nel 466 a.C. questo santuario fu il luogo di un tragico episodio storico raccontato da Tucidide. Il re Agiade Pausania, che aveva guidato la coalizione degli stati greci nella vittoria decisiva sui persiani a Platea (479 a.C.), fu successivamente accusato dagli efori spartani, sostenuti dalle testimonianze degli ateniesi, di essersi schierato con i nemici.
La vera ragione era che Pausania aveva congiurato contro lo stato. Facendosi tentare dal potere personale e promettendo la libertà agli iloti, avrebbe quindi messo in pericolo la sovranità e l’integrità territoriale e politica dello stato oligarchico spartano. Nel tentativo di evitare l’arresto, Pausania si rifugiò appunto nella “Casa di Bronzo” dove, come Tucidide (1.13.4) riferisce, gli efori, impossibilitati ad agire in quanto la sacralità del santuario era inviolabile, ve lo lasciarono, cercando dopo aver tolto il soffitto, e barricato le porte, di prenderlo per fame. La cosa riuscì, dopo qualche tempo fu portato fuori dal santuario in fin di vita.
Negli scavi condotti nel santuario nel ventesimo secolo, solo in una zona vicina al muro di recinzione (peribolos) del temenos sacro, furono trovate tracce di sacrifici (ceneri e ossa di animali), e una serie di piccole offerte votive. La scarsità dei reperti, conferma che anche in uno dei più importanti santuari di Sparta, vi era praticata la leggendaria semplicità (?) per cui gli antichi Lacedemoni sono tuttora ricordati.
Fonte:
www.onassis.gr/publications/athens-sparta/en/s4.pdf
Le scoperte dei monumenti del sito archeologico sono dovuti dalla Scuola Archeologica Inglese, dal 1910 con alterne interruzioni e riprese fino al 1990, soprattutto nell’area del teatro.
Un’altra campagna di scavi fu iniziata alla fine del 1800, da archeologi americani e greci. Poi, tra il 1973 e il 1976, hanno trovato recentissimo seguito sotto la direzione tecnica del professor H.W. Catling per la Società Archeologica Britannica, che dal 1992 ad oggi, continua ancora le ricerche.
Sono rimaste solo poche testimonianze dell’antica potenza spartana provenienti dagli scavi. L’area del Tempio di Athena Chalkioikos sulla cima dell’Acropoli, progettata dall’architetto Vathykli nel sesto secolo a.C. Il teatro antico di Sparta, nel sud dell’Acropoli, di costruzione ellenistico - romana. Rimangono oggi l’orchestra e il terrapieno con le iscrizioni dei sovrani di Sparta in epoca romana e la cavea del teatro di grandi dimensioni. Il cosiddetto edificio semicircolare, di incerta origine e forse destinato al culto di deità arcaiche (ctonio) databile intorno al V secolo a. C. Resti di negozi a fianco del teatro antico, sono stati trovati durante gli scavi archeologici della scuola Britannica.
Fonte:
dal sito ODISSEUS del Ministero Ellenico della cultura
L’Agorà, il fulcro religioso e amministrativo della città, occupava una grande terrazza sulla collina oggi nota come Palaiokastro. La fondazione e la funzione politica dell’Agora sono state il risultato di importanti cambiamenti politici e sociali che seguirono sulla scia del sinecismo, l’unificazione politica del kosmos nell’ottavo secolo a.C.
Allo stesso tempo, la scelta del sito fra i due kosmos più importanti, Pitane e Limnes fu un forte segnale della nuova situazione politica, istituzionale e sociale, dopo il sinecismo. Pausania descrive molti vecchi edifici e monumenti che erano ancora in funzione al momento della sua visita. Anche se l’Agorà non è ancora completamente scavata e la maggior parte dei monumenti non sono stati ancora identificati, è possibile tracciare approssimativamente il suo sviluppo edilizio.
L'Agorà deve aver acquisito il suo aspetto monumentale nel sesto secolo a.C. Fu allora che vi si edificarono una serie di edifici pubblici e monumenti, risultato della vivace economia cittadina e dell’egemonia militare nel Peloponneso.
Nella prima metà del sesto secolo d.C. fu costruita la Skias o Sala delle assemblee, da Teodoro di Samo, l’edificio continuò ad essere usato fino al tempo in cui Pausania stesso lo vide; nello stesso periodo il cretese Epimenide costruì una tholos di grandi dimensioni che ospitava le statue di Zeus Olimpio e di Afrodite Olympia.
I monumenti più importanti che Pausania vide e descrisse durante la visita e, per tale motivo, mise al primo posto nella sua descrizione, furono: la Stoà Persiana e la Choros (spazio per la danza). Secondo Pausania (3.11.3), la Stoà Persiana era la più imponente struttura dell’Agorà, costruita con i proventi del bottino delle guerre persiane. A causa della sua forma peculiare, questa stoà è menzionata anche dall’architetto romano Vitruvio (I secolo d.C.) nella sua opera maggiore il “De architectura”(1.1.6), sono state ritrovate alcune statue di marmo che dovevano far parte della sua trabeazione. La Stoà probabilmente occupava il lato nord-ovest dell’Agorà, e sembra che le imponenti rovine ritrovate in situ, nel 1960 facessero parte di essa.
Il Choros era situato in posizione centrale ed era lo spazio dove, durante la celebrazione delle Gymnopaidiae, una festività istituita in onore di Apollo intorno al 669 a.C. e che si celebrava ancora al tempo di Pausania, i giovani della città ballavano nudi intorno alle statue di Apollo, Artemide e Leto. (Pausania 3.11.9)
Nel lato sud dell’Agorà iniziava la strada più antica di Sparta, l’Aphetais [(?)a onor del vero, Pausania non specifica da quale lato della pazza esca la via Afetaide!]. Coinvolgendo il passato mitologico, Pausania (3.12.12) fornisce preziose informazioni circa la sua presunta antichità: la strada dovrebbe essere stata il luogo dove i pretendenti alla mano di Penelope corsero la gara nuziale, e di cui Ulisse risultò il vincitore finale [(?)altra imprecisione che interpreta liberamente lo scritto di Pausania].
Lungo il ciglio (???) della strada era situato l’Hellenion, il luogo deputato delle assemblee dove si presero le decisioni sull’intervento nella guerra di Troia dopo il rapimento di Elena e, successivamente, quelle contro la minaccia persiana.
Vicino, al termine meridionale della Aphetais, erano posizionate le tombe dei re della famiglia degli Eurypontidi. Il percorso della Strada Aphetais è stato identificato in modo sicuro perché dopo la sua uscita dall’Agora, v’era il sito del recinto sacro (temenos) del Tainarios di Poseidone (deduzione quantomeno ardita).
Tra i numerosi templi, santuari, e témenos citati da Pausania, due sono eccezionali e importantissimi nella storia spartana: il santuario di Atena Chalkioikos (Pausania. 3.17.2-3) e il santuario di Artemide Orthia (Pausania. 3.16.7-11). Il santuario di Atena Chalkioikos si trova sull’Acropoli, a ovest dell’Agora (? deduzione libera basata solo su supposizioni che vedono l'agorà sull'aropoli), ed era in origine un santuario di Apollo pitico; Athena probabilmente divenne la dea patrona della città dopo il sinecismo di Amyclae. L'epiteto “Chalkioikos” (Casa di Bronzo) si riferisce al ricoprimento dei muri del tempio con lastre di rame (?) o bronzo, recanti scene mitologiche in rilievo, ad opera dello scultore spartano Gitiadas nel sesto secolo a.C.
Lo stesso artista eseguì la statua di Atena in bronzo e compose un inno in suo onore. Il santuario è, però, molto più antico, come confermato non solo dai reperti archeologici, alcuni dei quali risalgono all’età micenea, ma anche dall’associazione, secondo alcune fonti della letteratura antica, con il mitico re di Sparta Tindaro, padre della bella Elena e dei Dioscuri, e con il mitico legislatore Licurgo.
Nel 466 a.C. questo santuario fu il luogo di un tragico episodio storico raccontato da Tucidide. Il re Agiade Pausania, che aveva guidato la coalizione degli stati greci nella vittoria decisiva sui persiani a Platea (479 a.C.), fu successivamente accusato dagli efori spartani, sostenuti dalle testimonianze degli ateniesi, di essersi schierato con i nemici.
La vera ragione era che Pausania aveva congiurato contro lo stato. Facendosi tentare dal potere personale e promettendo la libertà agli iloti, avrebbe quindi messo in pericolo la sovranità e l’integrità territoriale e politica dello stato oligarchico spartano. Nel tentativo di evitare l’arresto, Pausania si rifugiò appunto nella “Casa di Bronzo” dove, come Tucidide (1.13.4) riferisce, gli efori, impossibilitati ad agire in quanto la sacralità del santuario era inviolabile, ve lo lasciarono, cercando dopo aver tolto il soffitto, e barricato le porte, di prenderlo per fame. La cosa riuscì, dopo qualche tempo fu portato fuori dal santuario in fin di vita.
Negli scavi condotti nel santuario nel ventesimo secolo, solo in una zona vicina al muro di recinzione (peribolos) del temenos sacro, furono trovate tracce di sacrifici (ceneri e ossa di animali), e una serie di piccole offerte votive. La scarsità dei reperti, conferma che anche in uno dei più importanti santuari di Sparta, vi era praticata la leggendaria semplicità (?) per cui gli antichi Lacedemoni sono tuttora ricordati.
Fonte:
www.onassis.gr/publications/athens-sparta/en/s4.pdf
Articolo Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Sparta
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Coordinate: 37°4'59"N 22°25'35"E
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