Villa le Sorgenti
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Villa Le Sorgenti nacque come casino di caccia della famiglia Compiobbesi, ghibellini originari di Compiobbi, ed in origine veniva denominata probabilmente l’“Alberigna” o “il Piano”; nel XV secolo era proprietà dei Salviati che poi la vendettero ai Ruberti.
Nel corso del XIX secolo appartenne al medico Gaetano Leopardi che, in nome della parentela col famoso poeta, commissionò la costruzione di un belvedere intitolato all’“infinito”, ancora esistente.
La villa è preceduta da un viale alberato ed è circondato da un parco posto su vari terrazzamenti; è interessante notare la presenza nel giardino di tre fontane differenti l’una dall’altra, poste nei vari ambiti dello spazio verde circostante come elementi di riferimento e rappresentazione delle tre fonti ubicate a monte, dalle quali anche la villa stessa riceveva e riceve l’approvvigionamento idrico necessario, tanto che anche attualmente i proprietari confermano la totale autosufficienza dell’immobile nell’ambito dell’approvvigionamento idrico.
Questa zona, così come è indicato dal toponimo stesso dell’edificio, era infatti molto ricca di acqua per la presenza probabilmente di queste tre sorgenti, tanto che alcune testimonianze documentarie informano di un crescente interesse della famiglia Medici per quest’area, in seguito all’ipotesi della creazione di un nuovo acquedotto che avrebbe dovuto condurre l’acqua in città. L’idea fu probabilmente abbandonata in seguito alle precarie condizioni economiche che la capitale stava affrontando viste le gravi pestilenze e carestie che vi si affliggevano, ma rimane tutt’oggi in funzione e parzialmente visibile il percorso di canalizzazione che conduceva l’acqua alla villa ed al proprio giardino; questo piccolo acquedotto privato era costituito da manicotti ceramici interrati, ed in parte da canalizzazioni sempre laterizie aperte, e si concludeva, appunto per la parte esterna, con la presenza delle fonti sopra citate.
Le tre sorgenti che erano presenti nel territorio inerente la villa venivano denominate come “Fonte al re”, la quale si trova nel bosco della fascia collinare soprastante la villa e che probabilmente in origine veniva chiamata anche “Fonte al vivaio”, forse per la presenza in passato di un vivaio al quale la sorgente portava l’acqua, “Fonte al noce”, dalla quale ad oggi viene condotta l’acqua nella residenza, e “Fonte alla villa”, dalla quale originariamente veniva l’acqua per essere condotta alla villa. Una prima fontana, che si trova nella parte più bassa del giardino, risulta costituita da una piccola vasca circolare delimitata da un muretto costruito con elementi lapidei variamenti assortiti e nella quale è posizionata una conca marmorea sorretta da un basamento anch’esso marmoreo, dalla quale fuoriesce un zampillo d’acqua che irrora il bacino sottostante raggiungendo anche un ulteriore bacino di raccolta, dalle dimensioni notevolmente contenute, anch’esso delimitato da elementi lapidei, ed adibito probabilmente a vasca per pediluvi rinfrescanti che le signore erano solite compiere durante le soste eseguite nel corso di piacevoli passeggiate in giardino.
La seconda fontana posta in posizione retrostante alla precedente ed incorniciata da un gazebo metallico ricoperto da glicine, si rivela con una tipologia differente, avente caratteri più facilmente associabili ad una manifattura ottocentesca; risulta anch’essa costituita da una vasca lapidea arricchita dalla presenza di sculture in terracotta, quali una figura femminile e due leoni che la fiancheggiano. Nel dado basamentale che sorregge la scultura femminea è ubicata una testa zoomorfa anch’essa in terracotta (ma in avanzato stato di degrado) dalla cui bocca fuoriesce lo zampillo d’acqua.
La terza fonte è posta invece nell’ala opposta del giardino in posizione leggermente sopraelevata rispetto alla precedente fascia di terreno, ed è probabilmente attribuibile ad epoca settecentesca. Anche per questo manufatto si assiste alla commistione tra materiali lapidei, che costituiscono prevalentemente le parti principali dell’opera e gli elementi basamentali, ed elementi ornamentali in terracotta; da un confronto con le due realizzazioni è altresì possibile riconoscere caratteri e connotazioni risalenti ad epoche differenti. Questa terza fontana presenta infatti una vasca a disegno ellittico arricchita con un fondale prospettico lapideo costituito da un elemento lapideo caratterizzato da due volute aventi motivi tipicamente settecenteschi; anche in questo caso si ha, in posizione simmetrica rispetto all’impaginato decorativo, la presenza di un testa di leone in terracotta, che rappresenta l’augello per lo zampillo di alimentazione della vasca. In posizione soprastante è posizionato inoltre un grande vaso in terracotta, probabilmente aggiunto successivamente e non facente parte dell’apparato originario.
Particolarmente significativo, ed anch’esso riconducibile ad un sistema decorativo proprio del XVIII secolo, risulta essere anche il rivestimento, ad oggi in massima parte scomparso, che ricopriva l’intera superficie della vasca ellittica. Si ha infatti notizia, ed in minima parte è possibile ancora individuarlo, di un particolare intonaco applicato sulla superficie lapidea della vasca che aveva lo scopo di simulare la superficie spugnosa tipica di quelle architetture, quali grotte e ninfei, che decoravano i giardini signorili, e dalle cui cavità sgorgavano getti di acqua e illusoriamente si concrezionavano elementi organici, stalattiti e conchiglie. La superficie spugnata di questa vasca, ottenuta appunto con l’impiego di questo intonaco particolarmente alveolato e grezzo, doveva quasi dissimulare l’elemento lapideo della vasca con l’architettura naturale e spontanea del giardino, mimetizzando nel verde del muschio che vi si diramava, l’elemento interposto e creato nell’ambiente dall’uomo, secondo la concezione di mimesi e fusione tra architettura e natura, tra finzione e realtà che, con le esperienze cinquecentesche, aventi come modello le realizzazioni buontalentiane, si sviluppa in tute le realizzazioni coeve e postume dei giardini e parchi fiorentini.
Fonte:
Verdi Terre di Toscana
www.verditerre.org/verde/6/9ripolisorgenti.html
Nel corso del XIX secolo appartenne al medico Gaetano Leopardi che, in nome della parentela col famoso poeta, commissionò la costruzione di un belvedere intitolato all’“infinito”, ancora esistente.
La villa è preceduta da un viale alberato ed è circondato da un parco posto su vari terrazzamenti; è interessante notare la presenza nel giardino di tre fontane differenti l’una dall’altra, poste nei vari ambiti dello spazio verde circostante come elementi di riferimento e rappresentazione delle tre fonti ubicate a monte, dalle quali anche la villa stessa riceveva e riceve l’approvvigionamento idrico necessario, tanto che anche attualmente i proprietari confermano la totale autosufficienza dell’immobile nell’ambito dell’approvvigionamento idrico.
Questa zona, così come è indicato dal toponimo stesso dell’edificio, era infatti molto ricca di acqua per la presenza probabilmente di queste tre sorgenti, tanto che alcune testimonianze documentarie informano di un crescente interesse della famiglia Medici per quest’area, in seguito all’ipotesi della creazione di un nuovo acquedotto che avrebbe dovuto condurre l’acqua in città. L’idea fu probabilmente abbandonata in seguito alle precarie condizioni economiche che la capitale stava affrontando viste le gravi pestilenze e carestie che vi si affliggevano, ma rimane tutt’oggi in funzione e parzialmente visibile il percorso di canalizzazione che conduceva l’acqua alla villa ed al proprio giardino; questo piccolo acquedotto privato era costituito da manicotti ceramici interrati, ed in parte da canalizzazioni sempre laterizie aperte, e si concludeva, appunto per la parte esterna, con la presenza delle fonti sopra citate.
Le tre sorgenti che erano presenti nel territorio inerente la villa venivano denominate come “Fonte al re”, la quale si trova nel bosco della fascia collinare soprastante la villa e che probabilmente in origine veniva chiamata anche “Fonte al vivaio”, forse per la presenza in passato di un vivaio al quale la sorgente portava l’acqua, “Fonte al noce”, dalla quale ad oggi viene condotta l’acqua nella residenza, e “Fonte alla villa”, dalla quale originariamente veniva l’acqua per essere condotta alla villa. Una prima fontana, che si trova nella parte più bassa del giardino, risulta costituita da una piccola vasca circolare delimitata da un muretto costruito con elementi lapidei variamenti assortiti e nella quale è posizionata una conca marmorea sorretta da un basamento anch’esso marmoreo, dalla quale fuoriesce un zampillo d’acqua che irrora il bacino sottostante raggiungendo anche un ulteriore bacino di raccolta, dalle dimensioni notevolmente contenute, anch’esso delimitato da elementi lapidei, ed adibito probabilmente a vasca per pediluvi rinfrescanti che le signore erano solite compiere durante le soste eseguite nel corso di piacevoli passeggiate in giardino.
La seconda fontana posta in posizione retrostante alla precedente ed incorniciata da un gazebo metallico ricoperto da glicine, si rivela con una tipologia differente, avente caratteri più facilmente associabili ad una manifattura ottocentesca; risulta anch’essa costituita da una vasca lapidea arricchita dalla presenza di sculture in terracotta, quali una figura femminile e due leoni che la fiancheggiano. Nel dado basamentale che sorregge la scultura femminea è ubicata una testa zoomorfa anch’essa in terracotta (ma in avanzato stato di degrado) dalla cui bocca fuoriesce lo zampillo d’acqua.
La terza fonte è posta invece nell’ala opposta del giardino in posizione leggermente sopraelevata rispetto alla precedente fascia di terreno, ed è probabilmente attribuibile ad epoca settecentesca. Anche per questo manufatto si assiste alla commistione tra materiali lapidei, che costituiscono prevalentemente le parti principali dell’opera e gli elementi basamentali, ed elementi ornamentali in terracotta; da un confronto con le due realizzazioni è altresì possibile riconoscere caratteri e connotazioni risalenti ad epoche differenti. Questa terza fontana presenta infatti una vasca a disegno ellittico arricchita con un fondale prospettico lapideo costituito da un elemento lapideo caratterizzato da due volute aventi motivi tipicamente settecenteschi; anche in questo caso si ha, in posizione simmetrica rispetto all’impaginato decorativo, la presenza di un testa di leone in terracotta, che rappresenta l’augello per lo zampillo di alimentazione della vasca. In posizione soprastante è posizionato inoltre un grande vaso in terracotta, probabilmente aggiunto successivamente e non facente parte dell’apparato originario.
Particolarmente significativo, ed anch’esso riconducibile ad un sistema decorativo proprio del XVIII secolo, risulta essere anche il rivestimento, ad oggi in massima parte scomparso, che ricopriva l’intera superficie della vasca ellittica. Si ha infatti notizia, ed in minima parte è possibile ancora individuarlo, di un particolare intonaco applicato sulla superficie lapidea della vasca che aveva lo scopo di simulare la superficie spugnosa tipica di quelle architetture, quali grotte e ninfei, che decoravano i giardini signorili, e dalle cui cavità sgorgavano getti di acqua e illusoriamente si concrezionavano elementi organici, stalattiti e conchiglie. La superficie spugnata di questa vasca, ottenuta appunto con l’impiego di questo intonaco particolarmente alveolato e grezzo, doveva quasi dissimulare l’elemento lapideo della vasca con l’architettura naturale e spontanea del giardino, mimetizzando nel verde del muschio che vi si diramava, l’elemento interposto e creato nell’ambiente dall’uomo, secondo la concezione di mimesi e fusione tra architettura e natura, tra finzione e realtà che, con le esperienze cinquecentesche, aventi come modello le realizzazioni buontalentiane, si sviluppa in tute le realizzazioni coeve e postume dei giardini e parchi fiorentini.
Fonte:
Verdi Terre di Toscana
www.verditerre.org/verde/6/9ripolisorgenti.html
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Coordinate: 43°46'52"N 11°22'0"E
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