Villa di Torre a Cona

Italy / Toscana / Rignano sullArno /

La villa nacque come fortilizio di proprietà dei signori da Quona. Successivamente, dal 1373 alla metà dell’Ottocento, appartenne alla famiglia Rinuccini per poi passare in eredità ai Trivulzio di Milano che nel 1882 la vendettero al Barone Emilio Padoa. Attualmente la villa appartiene ai Rossi di Montelera.
L’edificio è frutto di una complessa ricostruzione risalente al XVIII secolo che interessò tutto il sito del castello medievale e inglobò nel nuovo complesso la vecchia torre.
Oggi la villa di Torre a Cona è la più scenografica delle ville fiorentine e probabilmente la più grande.
La costruzione presenta una larga fronte aggettante arricchita di tre ordini di finestre, mentre l’ampia facciata è divisa in tre parti da due grandi paraste a tutta altezza.
Il basamento che segna il piano terreno è a bugnato e contornato da una balaustra ripresa nel coronamento che circonda il grande orologio al centro.
La villa sorge sopra una piccola altura ed è raccordata con il sottostante declivio da una serie di terrazzamenti degradanti. Sul lato sinistro si trovano la fattoria e le cantine, e più oltre si apre il grande parco che delimita la costruzione sul retro. Qui, collegato al palazzo mediante una porta che conduce alla sacrestia, è l’oratorio dedicato a Santa Caterina.
La trasformazione tipologico-architettonica della villa di Torre a Cona Torre a Cona ci appare oggi come una maestosa villa planimetricamente e volumetricamente articolata, ma si tratta del risultato di secoli di interventi, tra i quali i più significativi, quelli compiuti dalla famiglia Rinuccini nella prima metà del Settecento, durante i lavori che trasformarono l’antico “resedio” in villa, e che questo fosse già ultimato nell’aprile del 1738, anno in cui Fosco Rinuccini celebrò nella sua rinnovata residenza di campagna le fastosissime nozze con Camilla Aldobrandini, richiamando a Torre a Cona per tre giorni il fior fiore dell’aristocrazia fiorentina. I lavori sono stati condotti da Paolo Giovannozzi, autore degli interventi coevi compiuti dai Rinuccini nel loro palazzo. In seguito a questo ampliamento, ulteriori interventi interessarono l’edificio dal 1748, come testimoniato dai documenti archivistici.
Un disegno, probabilmente risalente al XVIII secolo, riporta l’impianto del castello a pianta rettangolare, dotato di quattro torri angolari merlate e una più alta collocata a metà della facciata ovest, o come si legge dal disegno «dalla parte di tramontana». Sulle quattro torri angolari vi erano altrettanti mulini a vento. Si ritiene opportuno specificare che le notizie che si possono evincere dall’analisi dell’immagine appaiono in contraddizione con quanto riporta il Torrigiani, il quale scrive: «Si prende ricordo che l’antico castello di Torre a Cuona, oggi ridotto a villa, su due dei quattro fortini di cantonate, aveva due Molini a vento, uno dei quali restava nella sommità del fortino a tramontana, e l’altro sul fortino a Mezzogiorno [...] tali molini a vento scrive l’Ajazzi in progresso di tempo cederono il luogo a nuovo fabbricato». In prossimità della villa è ancora visibile un mulino a vento a torre di pianta circolare; questo insolito tipo di mulino ha avuto in questa zona una certa fortuna in passato, infatti si riscontrano altri casi in aree limitrofe, associabili ad un uso preminentemente relativo alla molitura delle biade. Di questo impianto rimane riconoscibile la torre maggiore posta nella zona tergale, che, essendo l’elemento emergente, non è stata inglobata dal corpo principale della Villa.
L’asse dell’edificio è stato probabilmente ribaltato, e quello che, da una prima analisi, sembra essere stato il prospetto principale, è diventato oggi il tergale, dando importanza al fronte visibile dalla viabilità odierna. L’accesso alla villa avviene attraverso un’articolata serie di viali, i cui lavori si trovano documentati dall’anno 1750 al 1752, i quali presentano andamento simmetrico rispetto all’asse principale dell’edificato, e determinano due livelli di terrazzamenti nella sistemazione dello spazio esterno.
L’edificio è suddiviso in tre livelli, di cui il primo rivestito in bugnato di pietra forte, e gli altri intonacati. Questi ultimi sono scanditi da quattro lesene a ordini sovrapposti in finto bugnato, di cui due angolari. La composizione simmetrica presenta l’apertura di undici finestre per piano, ed al piano terra, in posizione centrale, del portone ad arco, affiancato da Torre a Cona, immagine delle arcate tamponate che probabilmente celano una grotta o ninfeo retrostante due semicolonne doriche, anch’esse bugnate, che sorreggono una balconata con balaustra; quest’ultima sottolinea il cambio di livello e di materiali e la presenza della balconata permette l’arretramento del resto della facciata. Sulla copertura spicca un torricino con orologio, affiancato da una balaustra che si prolunga per una larghezza pari alla partizione centrale della facciata. L’asse di questa armonica composizione è scandito da più elementi, che troviamo fin dai viali: le tre arcate, una balaustra sul terrazzamento che inquadra prospetticamente il portone, il portone stesso, l’aggetto della balconata, la porta finestra più imponente delle altre, la finestra del secondo piano anch’essa di dimensioni maggiori e infine l’emergenza dell’orologio.
Nel lato tergale dell’edificio si ha anche l’attuale accesso al teatrino, posto nella zona di ampliamento settecentesco, è cioè situato nel nuovo volume dell’ala sinistra del corpo di fabbrica principale, la cui progettazione sarebbe avvenuta intorno al 1730.
La documentazione archivistica ha inoltre consentito di acquisire informazioni circa la presenza nella villa di una grotta, decorata da Domenico Giarrè e Mauro Soderini, di cui non è specificata la collocazione; l’ubicazione di tale elemento si può ipotizzare essere dietro la tre arcate sul terrazzamento dei viali, ma non se ne è potuta verificare la presenza. I libri delle spese del cantiere riportano infatti le indicazioni ed annotazioni lasciate dalle manovalanze impiegate: «Io Mauro Soderini [h]o rice[v]uto da sua Eccellenza del Signore Marchese Carlo Renuccini scudi trentacinque per saldo del mio avere per averli dipinto in villa alle corte nella sala uno sfondo e la stanza nella grotta ...»; «Io Domenico Giarrè [h]o rice[v]uto da sua Eccellenza del Signore Marchese Prior Carlo Rinuccini ducati ventotto, e tanti sono per aver fatto la grotta della Villa delle Corti fatta con spugne e nicchie, e pittura con avervi dipinto delli uccelli, ...»; «A spese di soldi trenta e scudi 10 c[h]iodi di prima qualità e filo di ferro tutto servito per la grotta alla Villa ducati dua e lire una e soldi quattro»; «A Francesco Gozzini ducati due e lire uno sono per la [...] per libre 560 puzzolana, e libre 100 gesso da muratori e libre 150 bianco spento tutto servito per l[a] Villa per raccomodare la grotta e la Sala alla Villa a S 1.10.4 ...» (ACfR, Filza XVIIbis, Galleria Biblioteca Rinuccini, stanza III, Arm L, cc. n.nn.). Da tali indicazioni si evince il tipico impiego in questi manufatti architettonici di materiali spugnosi, calcarei ed organici, la prassi di dipingere le pareti o il soffitto di questi ambienti con pitture che proponevano sfondati prospetti di paesaggi naturali ed illusori, secondo i modelli coevi più noti e attualmente confrontabili con queste indicazioni.

Fonte:
Verdi Terre di Toscana
www.verditerre.org/verde/6/9rignanotorreacona.html

Vedi anche:
www.cultura.toscana.it/architetture/giardini/firenze/vi...
Nearby cities:
Coordinate:   43°43'30"N   11°23'24"E
This article was last modified 15 anni fa