Museo della Cattedrale e il Labirinto di Porsenna (Area urbana di Chiusi etrusca - Clevsie)
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Area urbana di Chiusi etrusca - Clevsie
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Il Museo della Cattedrale fu istituito nel 1932 dal Vescovo di Chiusi Mons. Giuseppe Conti e collocato in una delle sale capitolari. Agli inizi degli anni ’80 fu data una nuova dimensione al museo, grazie all’intervento della Banca di Credito Cooperativo di Chiusi che si fece artefice del recupero architettonico e strutturale degli ambienti attigui alla Cattedrale.
Il nuovo museo fu inaugurato nel 1984. L’esposizione è suddivisa in quattro sezioni:
I – Epigrafico-Scultorea
Raccoglie vari materiali dai primi secoli del cristianesimo al secolo XI: calchi di lapidi delle catacombe di Santa Mustiola e Santa Caterina d’Alessandria, elementi scultorei di età alto medioevale, provenienti dalla basilica di Santa Mustiola e particolarmente interessanti: un rilievo romano in marmo con scena di battaglia recuperato durante i lavori di scavo nell’area attigua alla navata di destra del Duomo e tre frammenti di mosaico (V secolo) appartenenti alla primitiva chiesa paleocristiana.
II – Sala degli Argenti
In questa sezione sono raccolte opere e suppellettili dal XV al XIX secolo. Il nucleo più consistente del materiale esposto è rappresentato da argenti dei secoli XVII, XVIII, XIX, spesso donazioni di Vescovi, prelati e fedeli. Di notevole interesse sono due cofanetti porta reliquie in legno ed avorio della bottega degli Embriachi (secolo XV), una pianeta in broccato rosso (secolo XVII) e un’altra in broccatello tessuta a motivi rinascimentali.
III – Codici Miniati
I codici sono esposti nel corridoio sopra la loggia che unisce il Palazzo Vescovile alla Cattedrale. Furono donati nel 1810 al Capitolo del Duomo di Chiusi da Mons. Giuseppe Pannilini che li salvò al momento della soppressione napoleonica del monastero di Monte Oliveto Maggiore. La raccolta è costituita da 22 codici. Il codice segnato dalla lettera Z, che porta miniature del secolo XVIII, è di provenienza sconosciuta. Fu l’abate bolognese Francesco della Ringhiera che, per attuare un programma di rinnovamento per la sua seconda elezione ad Abate generale, ordinò nel 1456 al frate olivetano Alessandro da Sesto di scrivere i corali per l’Archicenobio. Frate Alessandro, scriptor di livello eccelso, si accinse al lavoro di compilazione di tutti i codici ad eccezione di uno che i documenti ascrivono ad un altro calligrafo milanese di nome Ambrogio.
La miniatura di penna, che rivela un talento creativo eccezionale fu opera degli stessi frati olivetani, mentre alla miniatura di pennello furono chiamati artisti famosi come Sano di Pietro, Francesco di Giorgio Martini, Liberale da Verona, Girolamo da Cremona, Bartolomeo Varnucci e Venturino Mercati.
La IV Sezione è stata inaugurata nel 1992 ed è ubicata in alcune stanze del Palazzo Vescovile. Vi sono raccolti dipinti del XV secolo, un Cristo ligneo della seconda metà del ’300, oggetti in oro del XV secolo, oggetti in argento dei secoli XVII e XVIII, e numerose tele ad olio dei secoli XVII e XVIII provenienti da varie chiese della diocesi chiusina.
Parte integrante del Museo è l'Orto Vescovile, piccolo giardino nel quale sono venute alla luce alcune sezioni delle cinte murarie della città sovrapposte in una monumentale sequenza stratigrafica. La prima cinta, di età ellenistica, è costituita da un muro in blocchi squadrati di travertino disposti a secco su tre filari affiancati. Alla metà del II sec. a.C. gli venne addossata una struttura in blocchi di travertino legati con malta, obliterata all’inizio del secolo successivo. Il muro ellenistico è tagliato da quello romano in blocchi di travertino leggermente bugnati, finemente connessi con malta, e databile agli inizi del I sec. a.C.. Mentre il muro romano è stato utilizzato come fondazione per una torre con basamento a scarpa, pertinente alla cinta quattrocentesca, sul muro etrusco insiste la facciata di una casa medievale, in cui sono evidenti i fori per le travi ed un’apertura, forse una piccola finestra. Alle spalle del muro etrusco è situata una cisterna romana a pianta quadrangolare con banchina di ispezione, attualmente inaccessibile.
Al Museo della Cattedrale è annesso un percorso che parte dall’area archeologica dell'orto vescovile, in cui si trovano importanti resti di mura cittadine, e prosegue attraverso un tratto della fitta rete di gallerie sotto la città di Chiusi.
Questo “labirinto” di cunicoli che si snoda per 150 metri a 10 metri di profondità, raggiunge la cisterna etrusco - romana databile al I secolo a.C., a pianta circolare, di diametro di oltre sei metri e alta circa otto metri, con doppia volta a botte in blocchi di travertino, sostenuta da un pilastro centrale rettangolare dello stesso materiale.
La cisterna posta sotto piazza Duomo, quasi in asse con la torre campanaria, era adibita alla raccolta delle acque piovane. Era un’opera idrica monumentale forse la più importante e più capiente della città. Il percorso museale continua all’interno della Torre campanaria, costruita nel XII secolo con materiale recuperato da precedenti edifici e originariamente destinata a struttura difensiva, dalla quale si gode un panorama magnifico, che spazia dal Monte Cetona ai laghi (Trasimeno, di Chiusi e Montepulciano).
Fonte:
www.prolocochiusi.it/dettaglio5.aspx?id=1109
Il nuovo museo fu inaugurato nel 1984. L’esposizione è suddivisa in quattro sezioni:
I – Epigrafico-Scultorea
Raccoglie vari materiali dai primi secoli del cristianesimo al secolo XI: calchi di lapidi delle catacombe di Santa Mustiola e Santa Caterina d’Alessandria, elementi scultorei di età alto medioevale, provenienti dalla basilica di Santa Mustiola e particolarmente interessanti: un rilievo romano in marmo con scena di battaglia recuperato durante i lavori di scavo nell’area attigua alla navata di destra del Duomo e tre frammenti di mosaico (V secolo) appartenenti alla primitiva chiesa paleocristiana.
II – Sala degli Argenti
In questa sezione sono raccolte opere e suppellettili dal XV al XIX secolo. Il nucleo più consistente del materiale esposto è rappresentato da argenti dei secoli XVII, XVIII, XIX, spesso donazioni di Vescovi, prelati e fedeli. Di notevole interesse sono due cofanetti porta reliquie in legno ed avorio della bottega degli Embriachi (secolo XV), una pianeta in broccato rosso (secolo XVII) e un’altra in broccatello tessuta a motivi rinascimentali.
III – Codici Miniati
I codici sono esposti nel corridoio sopra la loggia che unisce il Palazzo Vescovile alla Cattedrale. Furono donati nel 1810 al Capitolo del Duomo di Chiusi da Mons. Giuseppe Pannilini che li salvò al momento della soppressione napoleonica del monastero di Monte Oliveto Maggiore. La raccolta è costituita da 22 codici. Il codice segnato dalla lettera Z, che porta miniature del secolo XVIII, è di provenienza sconosciuta. Fu l’abate bolognese Francesco della Ringhiera che, per attuare un programma di rinnovamento per la sua seconda elezione ad Abate generale, ordinò nel 1456 al frate olivetano Alessandro da Sesto di scrivere i corali per l’Archicenobio. Frate Alessandro, scriptor di livello eccelso, si accinse al lavoro di compilazione di tutti i codici ad eccezione di uno che i documenti ascrivono ad un altro calligrafo milanese di nome Ambrogio.
La miniatura di penna, che rivela un talento creativo eccezionale fu opera degli stessi frati olivetani, mentre alla miniatura di pennello furono chiamati artisti famosi come Sano di Pietro, Francesco di Giorgio Martini, Liberale da Verona, Girolamo da Cremona, Bartolomeo Varnucci e Venturino Mercati.
La IV Sezione è stata inaugurata nel 1992 ed è ubicata in alcune stanze del Palazzo Vescovile. Vi sono raccolti dipinti del XV secolo, un Cristo ligneo della seconda metà del ’300, oggetti in oro del XV secolo, oggetti in argento dei secoli XVII e XVIII, e numerose tele ad olio dei secoli XVII e XVIII provenienti da varie chiese della diocesi chiusina.
Parte integrante del Museo è l'Orto Vescovile, piccolo giardino nel quale sono venute alla luce alcune sezioni delle cinte murarie della città sovrapposte in una monumentale sequenza stratigrafica. La prima cinta, di età ellenistica, è costituita da un muro in blocchi squadrati di travertino disposti a secco su tre filari affiancati. Alla metà del II sec. a.C. gli venne addossata una struttura in blocchi di travertino legati con malta, obliterata all’inizio del secolo successivo. Il muro ellenistico è tagliato da quello romano in blocchi di travertino leggermente bugnati, finemente connessi con malta, e databile agli inizi del I sec. a.C.. Mentre il muro romano è stato utilizzato come fondazione per una torre con basamento a scarpa, pertinente alla cinta quattrocentesca, sul muro etrusco insiste la facciata di una casa medievale, in cui sono evidenti i fori per le travi ed un’apertura, forse una piccola finestra. Alle spalle del muro etrusco è situata una cisterna romana a pianta quadrangolare con banchina di ispezione, attualmente inaccessibile.
Al Museo della Cattedrale è annesso un percorso che parte dall’area archeologica dell'orto vescovile, in cui si trovano importanti resti di mura cittadine, e prosegue attraverso un tratto della fitta rete di gallerie sotto la città di Chiusi.
Questo “labirinto” di cunicoli che si snoda per 150 metri a 10 metri di profondità, raggiunge la cisterna etrusco - romana databile al I secolo a.C., a pianta circolare, di diametro di oltre sei metri e alta circa otto metri, con doppia volta a botte in blocchi di travertino, sostenuta da un pilastro centrale rettangolare dello stesso materiale.
La cisterna posta sotto piazza Duomo, quasi in asse con la torre campanaria, era adibita alla raccolta delle acque piovane. Era un’opera idrica monumentale forse la più importante e più capiente della città. Il percorso museale continua all’interno della Torre campanaria, costruita nel XII secolo con materiale recuperato da precedenti edifici e originariamente destinata a struttura difensiva, dalla quale si gode un panorama magnifico, che spazia dal Monte Cetona ai laghi (Trasimeno, di Chiusi e Montepulciano).
Fonte:
www.prolocochiusi.it/dettaglio5.aspx?id=1109
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