Palazzo Davanzati (Comune di Firenze)
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Comune di Firenze /
Via Porta Rossa, 13
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palazzo, edificio catalogato
Eretto verso la metà del Trecento dai Davizzi e già residenza degli Ufficiali della Decima (l’ufficio che raccoglieva le denunce delle proprietà private per l’applicazione delle tasse), il palazzo passò nel 1516 ai Bartolini , e da questi fu venduto nel 1578 a Bernardo Davanzati, famoso storico e letterato, la cui famiglia si estinse nel 1838. L’immobile fu poco dopo suddiviso in più quartieri e soffrì, oltre a svariate manomissioni, di un progressivo abbandono. Ai primi del Novecento lo stato di degrado dell’edificio è ben restituito da Giovanni Papini (che lo frequentava in quanto in parte affittato alla redazione della rivista “Il Leonardo”) nelle pagine de Un uomo finito: “tutto sudicio e buio, colle scale mezze rovinate, i muri graffiati; i ballatoi murati a metà e il gran cortile pieno di svolte a sghembo, d’angoli pisciosi e di casse abbandonate”. Nel 1904 fu acquistato dall’antiquario Elia Volpi che lo restaurò con complessi lavori durati cinque anni, esaltandone i caratteri propri della residenza trecentesca, arredandolo di conseguenza, in modo da costituire uno scenario adatto all’esposizione delle molte opere d’arte raccolte. Fu in questo periodo che vennero recuperate numerose decorazioni murali antiche, restaurate e integrate dal pittore Silvio Zanchi. Inaugurato nella sua nuova veste di galleria antiquaria nel 1910, per una serie di sfortune commerciali, fu venduto nel 1926 agli antiquari Vitale e Leopoldo Bengujat. Successivamente, “allo scoppio della seconda guerra mondiale, il palazzo, oramai di proprietà di un gruppo antiquario londinese, fu requisito e dato in gestione al Monte dei Paschi: fu adibito a ufficio di carte annonarie e di controllo dei consumi del Comune di Firenze; ufficio impianti elettrici delle Ferrovie dello Stato; Commissione provinciale di Censura. Alla fine della guerra il palazzo venne reso al proprietario e tramite il conte Alessandro Contini Bonacossi venne acquistato dallo Stato nel 1951” (Mazzino Fossi). Destinato a ospitare il Museo dell’Antica Casa Fiorentina, inaugurato nel 1956, il palazzo conobbe nuovi restauri diretti da Alfredo Barbacci, ed ebbe un nuovo arredamento per le cure di Filippo Rossi e Luciano Berti, vedendo qui confluire dipinti, arredi e oggetti d’uso domestico dal Museo Nazionale del Bargello, dalle Gallerie fiorentine e da donazioni di privati. A causa di gravi dissesti alla struttura il museo è stato chiuso nel 1995 e la fabbrica interessata da un complesso intervento di consolidamento diretto dall’architetto Laura Baldini e quindi da Fulvia Zeuli con la consulenza dell’ingegnere Leonardo Paolini, fino alla progressiva riapertura degli ambienti a partire dal 2007 fino al giugno 2009. Il fronte della fabbrica si presenta stretto e alto, segnato al piano terreno bugnato da tre ampi fornici, e ai tre piani superiori da cinque assi di finestre centinate. In alto è una grande loggia (del Cinquecento) coperta da un tetto molto sporgente. Sempre del Cinquecento è il grande scudo con arme dei Davanzati posto al centro della facciata (già supposto dalla tradizione come quattrocentesco e ricondotto all’arte di Donatello). Nell’insieme, nonostante i molti rimaneggiamenti, il palazzo rimane un esempio tra i più significativi delle dimore signorili fiorentine del Trecento, anche grazie ai serramenti, alle campanelle da cavallo e ai ferri di stanga, ovviamente frutto delle integrazioni moderne e comunque più che plausibili. Oltrepassati i fornici si accede a un vasto atrio, diviso nella larghezza in tre campate con volte a crociera, nelle quali, in corrispondenza degli accessi, sono piombatoi di difesa. Alle pareti si conservano affreschi con le armi dei Davizzi. Oltre questo ambiente è il cortile, non ampio ma decisamente pittoresco, con portico su due lati, a slanciati pilastri ottagonali (con bei capitelli a fogliami e uno figurato) e con volte a crociera, trecentesco. I fronti interni che vi si affacciano mostrano scale a sbalzo che collegano i quattro piani del palazzo, con ballatoi sorretti da mensoloni, l’ultimo in legno. Lo stemma quattrocentesco di Giuliano Davanzati posto sul pilastro di fronte all’ingresso, con le insegne papali, proviene da un’ulteriore casa che la famiglia aveva davanti a questa residenza. Per notizie sui molti ambienti dislocati ai piani, ricchi di decorazioni parietali (alcune di assoluto interesse, come nel caso della sala dei Pappagalli e della camera della Castellana di Vergi) e di ricchi soffitti lignei dipinti, si rimanda ai molti studi indicati in calce a questa nota. Il palazzo appare nell’elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.
Fonte:
Repertorio delle Architetture Civili di Firenze
a cura di Claudio Paolini
www.palazzospinelli.org/architetture/
Fonte:
Repertorio delle Architetture Civili di Firenze
a cura di Claudio Paolini
www.palazzospinelli.org/architetture/
Articolo Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Davanzati
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