Palazzo Spini-Feroni (Comune di Firenze)

Italy / Toscana / Florence / Comune di Firenze / Piazza degli Antinori, 2

L’erezione della grandiosa fabbrica voluta dalla famiglia Spini è databile alla fine del Duecento (probabilmente attorno al 1289), forse su progetto di Lapo Tedesco, per quanto la tradizione la riconduca insistentemente ad Arnolfo di Cambio. Nella sua lunga storia è stata più volte rimaneggiata e, nonostante il suo odierno aspetto sia quello di un edificio essenzialmente medioevale, in realtà è il risultato di una serie di interventi recenti, per lo più ottocenteschi. Fin dal Trecento il palazzo fu diviso tra due rami della famiglia, la parte verso l’Arno abitata dagli Spini fino ai primi dell’Ottocento, quella verso la piazza (più rimaneggiata) ceduta fin dalla metà del Seicento. Nel 1651 l’ultimo membro della famiglia, Geri Spini, promosse vari lavori volti all’unificazione della proprietà, comunque già attualizzata nei suoi esterni grazie all’inserimento di finestre inginocchiate di eco buontalentiana. Dell’aspetto dell’edificio in questi primi secoli documentano e un affresco di Domenico Ghirlandaio presente nella cappella Sassetti della vicina chiesa di Santa Trinta (dove il Miracolo del fanciullo resuscitato è appunto ambientato davanti al palazzo), e l’ugualmente nota incisione di Giuseppe Zocchi del 1744, dove bene si nota la divisione della fabbrica in due distinti edifici. Estintosi l’antico casato, dopo alcuni passaggi di proprietà, nel 1768 Francesco Antonio Feroni acquistò parte dell’edificio e, nel 1807, un altro membro della famiglia l’ulteriore porzione, riunendo nuovamente nelle mani di un unico casato la fabbrica. Nel 1823, per rendere più agevole il traffico sul lungarno, l’edificio venne decurtato della torre e della volta dei Pizzicotti (un arco che giungeva fino all’Arno creando una vistosa strozzatura sui lungarni) per volere di Ferdinando III e su progetto degli architetti Luigi de Cambray Digny, Bartolomeo Silvestri e Giuseppe Casini. Passato nuovamente di proprietà nel 1834 e pervenuto agli Hombert, fu negli anni di Federico Fantozzi trasformato in albergo (Hotel d’Europa) e, come tale, ospitò tra gli altri il principe di Metternich (1838) e il granduca Alessandro di Russia (1838). Acquistato nel 1846 tramite il gonfaloniere Francesco Rinuccini dal Comune di Firenze, fu adattato a sede del Municipio che vi rimase per tutto il periodo di Firenze capitale, fino al 1870. Proprio in questo periodo, tra il 1868 e il 1873, si tornò a intervenire sulla fabbrica con l’intento di riportarla alle sue presunte forme duecentesche, determinandone sostanzialmente l’aspetto odierno: il restauro, avviato da Federico Gatteschi e poi concluso dall’architetto Luigi Del Sarto non mancò di suscitare vive polemiche, che videro in particolare contrapporsi per le diverse concezioni del restauro architettonico l’architetto Emilio De Fabris e il critico d’arte Pietro Franceschini (”è stata rinnovata ogni pietra e dove prima era piccola e grezza si pone grande, squadrata e battuta”). Nonostante i significativi investimenti, il Comune, oberato dai debiti contratti nel periodo in cui la città era stata capitale, vendette la fabbrica alla Cassa di Risparmio: il palazzo divenne così sede del Circolo Filologico, vi venne trasferito il Gabinetto Vieusseux, già nel vicino palazzo Buondelmonti e, ancora, il Collegio degli Architetti e Ingegneri e il Club Alpino. Dopo la seconda guerra mondiale vi trovò spazio la Biblioteca dell’Usis diretta da Arrigo Levasti. Nel 1938 il palazzo fu acquistato da Salvatore Ferragamo come casa madre e principale boutique per la sua attività di stilista. Dal 1995 vi è aperto il museo Salvatore Ferragamo. Il palazzo si sviluppa per tre piani, in pietra liscia a vista, con finestre centinate (ripristinate) poggianti su cornici marcadavanzale. Il coronamento merlato si appoggia a beccatelli sorretti da piramidi rovesciate, motivo inconsueto a Firenze. Nell’androne del palazzo sono gli emblemi del Comune di Firenze: il Giglio, la Croce del Popolo e l’Aquila di parte guelfa, risalenti al periodo di Firenze capitale. All’interno sono pitture murali decorative della seconda metà del Cinquecento e una cappella con affreschi di Bernardino Poccetti del 1609-1612, qui trasferiti da un’altra cappella dello stesso palazzo da Lorenzo Merlini, nel corso delle ristrutturazioni settecentesche. Il palazzo appare nell’elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.

Fonte:
Repertorio delle Architetture Civili di Firenze
a cura di Claudio Paolini
sito web:
www.palazzospinelli.org/architetture/
Nearby cities:
Coordinate:   43°46'10"N   11°15'3"E
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