Monastero della Santa Croce (Figline Valdarno)
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Piazza San Francesco di Assisi
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Chiesa, monastero
Racchiuso all’interno delle proprie mura, il monastero agostiniano della Santa Croce si affaccia su piazza San Francesco e su via della Santa Croce, passando quasi inosservato.
La chiesa del monastero è l’unica parte di esso visitabile in quanto il resto è sottoposto ad una stretta clausura. Il monastero della Santa Croce fu fondato nel 1542 per volontà dei confratelli della compagnia della Santa Croce di Figline nei cui locali si stabilirono, fin dall’inizio, le prime due suore agostiniane provenienti dal convento fiorentino di Santa Maria di Candeli in via dei Pilastri. A quel tempo si sentiva più fortemente che mai l’urgenza di dotare Figline di un monastero femminile che mancava nella città dal 1505, anno in cui era morta l’ultima suora del monastero vallombrosano di Santa Caterina. La rinnovata presenza di un convento femminile avrebbe conferito senz’altro grande lustro alla comunità ed esso sarebbe divenuto un punto di riferimento per fanciulle provenienti dal territorio circostante, emarginato rispetto agli stretti confini dello stato fiorentino.
Il patrimonio artistico del convento, andato via via arricchendosi nel corso dei secoli, da quel 1542 in cui esso fu fondato, risulta oggi molto depauperato a causa di numerose e successive dispersioni causate sia da motivi economici che da motivi di ordine storico e culturale. Nel 1765 fu venduto un ciborio d’argento che forse era il pezzo di oreficeria sacra di maggior pregio; nel 1810, a causa delle soppressioni napoleoniche, le monache dovettero abbandonare il convento per quattro anni e al loro ritorno lo trovarono spoglio di molti arredi. Le soppressioni del governo piemontese nel 1866 conferirono un nuovo forte colpo al patrimonio del convento ed ugualmente doloroso fu per le suore il temporaneo trasferimento, tra il 1892 e il 1895, in un ala dell’ex-ospedale Serristori. Questa volta, grazie anche all’intervento del vescovo di Fiesole David Cammilli, le suore poterono tornare definitivamente nel loro convento. L’aspetto attuale della chiesa del monastero della Santa Croce si deve ad un intervento di ristrutturazione iniziato agli inizi dell’ultimo quarto del XVII secolo e culminato un secolo dopo nel 1794 quando, come recita una lapide posta in controfacciata, il vescovo Ranieri Mancini consacrò il tempio in «meliorem formam redactum». La chiesa si presenta ad una sola navata con tre grandi altari in pietra serena ed è preceduta da un atrio colonnato con il soffitto a volta, peducci e colonne tardo-cinquecentesche.
L’interno della chiesa si presenta invece in stile tardo-barocco in un trionfo di stucchi: sugli spioventi della trabeazione dell’altare maggiore siedono le figure allegoriche della Fede e della Carità incorniciando il monogramma di Cristo; sui due altari laterali, invece, commissionati dalle famiglie Bracci ed Ermini tra il 1684 e il 1732, di cui ricorrono anche gli stemmi sui pilastri laterali, angeli in stucco incorniciano a destra una tela raffigurante Santa Cecilia, della scuola del Sagrestani e a sinistra una mostra d’organo. Nella volta della navata, i cui lavori di restauro sono documentati tra il 1731 e il 1732, l’affresco con la Madonna della Consolazione, anch’esso forse della scuola del Sagrestani, si presenta purtroppo per metà perduto. Dei dipinti che oggi si vedono sugli altari soltanto la Crocifissione con la Vergine, san Giovanni evangelista, la Maddalena e due angeli dolenti compare negli antichi inventari del convento e nel corso del XVII secolo era stata collocata sull’altare maggiore. I dipinti che in antico erano ospitati negli altri due altari sono andati dispersi.
Oggi campeggiano sull’altare maggiore e su quello di sinistra due tele di Gaetano Ciampalini firmate e datate 1942 raffiguranti le Stimmate di una santa e la Madonna col Bambino e due santi.
Gli altri locali del monastero non sono visitabili poiché in essi vige una stretta clausura. All’interno però sono conservate opere di notevole pregio tra cui una interessante tavola duecentesca rappresentante la Madonna in trono col Bambino e due angeli, assegnata al Maestro della Maddalena, un’Ultima Cena di scuola toscana della fine del XVI secolo, oltre a varie suppellettili sacre e a testimonianze documentarie della storia del convento.
Fonte:
Verdi Terre di Toscana
www.verditerre.org/verde/6/2figlinecroce.html
La chiesa del monastero è l’unica parte di esso visitabile in quanto il resto è sottoposto ad una stretta clausura. Il monastero della Santa Croce fu fondato nel 1542 per volontà dei confratelli della compagnia della Santa Croce di Figline nei cui locali si stabilirono, fin dall’inizio, le prime due suore agostiniane provenienti dal convento fiorentino di Santa Maria di Candeli in via dei Pilastri. A quel tempo si sentiva più fortemente che mai l’urgenza di dotare Figline di un monastero femminile che mancava nella città dal 1505, anno in cui era morta l’ultima suora del monastero vallombrosano di Santa Caterina. La rinnovata presenza di un convento femminile avrebbe conferito senz’altro grande lustro alla comunità ed esso sarebbe divenuto un punto di riferimento per fanciulle provenienti dal territorio circostante, emarginato rispetto agli stretti confini dello stato fiorentino.
Il patrimonio artistico del convento, andato via via arricchendosi nel corso dei secoli, da quel 1542 in cui esso fu fondato, risulta oggi molto depauperato a causa di numerose e successive dispersioni causate sia da motivi economici che da motivi di ordine storico e culturale. Nel 1765 fu venduto un ciborio d’argento che forse era il pezzo di oreficeria sacra di maggior pregio; nel 1810, a causa delle soppressioni napoleoniche, le monache dovettero abbandonare il convento per quattro anni e al loro ritorno lo trovarono spoglio di molti arredi. Le soppressioni del governo piemontese nel 1866 conferirono un nuovo forte colpo al patrimonio del convento ed ugualmente doloroso fu per le suore il temporaneo trasferimento, tra il 1892 e il 1895, in un ala dell’ex-ospedale Serristori. Questa volta, grazie anche all’intervento del vescovo di Fiesole David Cammilli, le suore poterono tornare definitivamente nel loro convento. L’aspetto attuale della chiesa del monastero della Santa Croce si deve ad un intervento di ristrutturazione iniziato agli inizi dell’ultimo quarto del XVII secolo e culminato un secolo dopo nel 1794 quando, come recita una lapide posta in controfacciata, il vescovo Ranieri Mancini consacrò il tempio in «meliorem formam redactum». La chiesa si presenta ad una sola navata con tre grandi altari in pietra serena ed è preceduta da un atrio colonnato con il soffitto a volta, peducci e colonne tardo-cinquecentesche.
L’interno della chiesa si presenta invece in stile tardo-barocco in un trionfo di stucchi: sugli spioventi della trabeazione dell’altare maggiore siedono le figure allegoriche della Fede e della Carità incorniciando il monogramma di Cristo; sui due altari laterali, invece, commissionati dalle famiglie Bracci ed Ermini tra il 1684 e il 1732, di cui ricorrono anche gli stemmi sui pilastri laterali, angeli in stucco incorniciano a destra una tela raffigurante Santa Cecilia, della scuola del Sagrestani e a sinistra una mostra d’organo. Nella volta della navata, i cui lavori di restauro sono documentati tra il 1731 e il 1732, l’affresco con la Madonna della Consolazione, anch’esso forse della scuola del Sagrestani, si presenta purtroppo per metà perduto. Dei dipinti che oggi si vedono sugli altari soltanto la Crocifissione con la Vergine, san Giovanni evangelista, la Maddalena e due angeli dolenti compare negli antichi inventari del convento e nel corso del XVII secolo era stata collocata sull’altare maggiore. I dipinti che in antico erano ospitati negli altri due altari sono andati dispersi.
Oggi campeggiano sull’altare maggiore e su quello di sinistra due tele di Gaetano Ciampalini firmate e datate 1942 raffiguranti le Stimmate di una santa e la Madonna col Bambino e due santi.
Gli altri locali del monastero non sono visitabili poiché in essi vige una stretta clausura. All’interno però sono conservate opere di notevole pregio tra cui una interessante tavola duecentesca rappresentante la Madonna in trono col Bambino e due angeli, assegnata al Maestro della Maddalena, un’Ultima Cena di scuola toscana della fine del XVI secolo, oltre a varie suppellettili sacre e a testimonianze documentarie della storia del convento.
Fonte:
Verdi Terre di Toscana
www.verditerre.org/verde/6/2figlinecroce.html
Nearby cities:
Coordinate: 43°37'7"N 11°28'21"E
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