Piazza Mino da Fiesole

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Nativo di Papiano in Casentino Mino (Mino olim Johannes Mini de Papiano partium Casentini scultor), nato presumibilmente nel 1430 e morto nel 1484, operò lungamente a Fiesole (dove tra l’altro si ammogliò) fra gli scalpellini fiesolani, e da semplice riquadratore di pietre, quale era stato per del tempo entro le nostre cave, sotto la guida di Desiderio da Settignano, acquistò tanta perizia nell’arte da essere annoverato fra i più lodati scultori di quel secolo; per distinguersi volle essere chiamato “da Fiesole”. Numerose sono le opere da lui lasciate a Roma e Firenze fra cui la tomba del Conte Ugo di Toscana nella Badia fiorentina. Fiesole può vantare, nella Cattedrale, due dei suoi capolavori: il sepolcro ed il busto del vescovo Leonardo Salutati e, dirimpetto, un dossale d’altare in marmo diviso in tre nicchie con la Vergine al centro e Santi ai lati che reca l’iscrizione Opus Mini.
La piazza principale di Fiesole, denominata della Cattedrale con deliberazione della Giunta Comunale n. 248 del 13 ottobre 1881, fu poi dedicata all’insigne scultore con deliberazione del Consiglio Comunale n. 541 del 24 ottobre 1900 a cui era stata dedicata in un primo tempo l’attuale Piazza Garibaldi. Oggi la primitiva denominazione è rimasta solo per la piccola zona compresa fra la Cattedrale stessa, l’Episcopio e le case dei Canonici. Da notare che il Consiglio Comunale, con l’atto n. 541 del 24 ottobre 1900, non ratificò in parte la deliberazione della Giunta Comunale n. 622 del 28 settembre 1900 che, nell’intitolare l’allora Piazza Mino ad Umberto I, aveva deciso da assegnare il nome dello scultore “a quel tratto di Via Ferrucci che, partendo dalla detta piazza, giunge fino alla Madonna del Mercante”, attribuendolo invece alla Piazza della Cattedrale. Fino al 1975 la piazza era ornata, sul lato di Firenze, da alcuni olmi secolari. La storia di queste piante, come riferisce il canonico Bargilli nel suo “La Cattedrale di Fiesole”, è documentata fino dal tempo del Vescovo Benozzo Federighi che nel 1436 provvide a notevoli abbellimenti della Cattedrale “costati in tutti 45 fiorini d’oro, senza contare un bell’olmo atterrato nella piazza e dato pur esso in pagamento al falegname Luca Mazzanti di Fiesole”. Lo stesso Bargilli spiega poi che “Gli olmi ci furono nella nostra piazza da tempo antichissimo. Oltre a trovarne un ricordo in questo secolo (XV), sappiamo che nel 1544 si posero 4 olmi sulla piazza per cura del canonico Giovanni Guidotti, ai quali atterrati dagli Operai di S.Maria nel 1614, furono l’anno appresso sostituiti altri 4, che vissero rigogliosi fino al mese di ottobre 1799, quando essi pure atterrati, furono in loro luogo sostituiti quelli, che ancora adornano vagamente la nostra piazza”. Fino all’incirca il 1970 sotto gli olmi di piazza facevano bella mostra i banchi per la vendita dei prodotti in paglia, produzione caratteristica di Fiesole per tutto il 1800 e primi del 1900, rivolta in principal modo ai turisti. Nel 1864 fu costruito sul lato meridionale della piazza, a cura del Cavaliere Guglielmo Blondel-Spence proprietario della Villa Medici, un Teatro dove ora sorge l’Albergo Aurora. Racconta Demostene Macciò nel 1864: “In quella porzione di terreno situato nel lato meridionale del detto Teatro è da notarsi un pozzo cavato nel vivo sasso per la profondità di 5 Metri incirca, alcuni frammenti di mura e tre logore basi di colonne in pietra collocate sopra due scalini. Salendo nel campo superiore per la rustica scaletta situata nel muro attiguo, alla distanza di settanta passi verso levante, nel Marzo del 1830 fu dissotterrato un grandissimo vaso di terra pieno di monete romane di argento, credute da alcuni porzione del TESORO DI CATILINA nascostovi prima della sua ritirata per le montagne di Pistoia”. Il Regio antiquario Cavalier Zannoni in un opuscolo del 1830 racconta che nel 1829 in quel luogo “si scoperse un buon numero di denarii consolari e di famiglie romane, la cui parte maggiore fu di soppiatto venduta e fusa presso che tutta, e la minore inviata alla I. e R. Galleria…Queste medaglie inviatemi furono due mila cento dieci… Io pensavo meco stesso, se questo deposito appartenesse a tale, che pauroso fuggisse da Fiesole quando Catilina combattè e fu vinto dai soldati di C. Antonio; lo che accadde nell’anno di Roma 691. E niuna delle medaglie a me pervenute a ciò sembravamo opporsi”. La forma della piazza, creatasi con la radicale distruzione della città nel 1125 da parte dei fiorentini, è rimasta pressoché immutata da secoli e nel 1700 essa era formata da un prato con una unica pendenza da Santa Maria Primerana alla Cattedrale. La sua giacitura ha subito notevoli cambiamenti nei secoli con l’accumulo di detriti provenienti dai due colli di San Francesco e di Santa Apollinare. Già nel 1349 Sant’Andrea Corsini (l’unico vescovo che riportò la sede vescovile a Fiesole dopo il 1125) trovò la Cattedrale minacciante rovina: “atterrati erano i primitivi bastioni, disfatti i balzi, rovinati i muri, la attuale piazza ricolma di macerie convogliate dalle alluvioni che disgregavano le coste dei due sovrastanti colli e sfociavano nella Chiesa”. Numerose sono nei secoli successivi le annotazioni da parte dei curati delle spese per “rastiare e ripulire tutta la chiesa dalla belletta che v’era alta ed appiastrata”. Nel 1827 il
Comune, con il contributo del Capitolo per un terzo della spesa, deliberò di “abbassare il terreno intorno alla parte orientale del tempio, dai rialzamenti avvenuti nei passati secoli, e costruirvi uno scannafosso”. Nel 1867 fu messo a punto un progetto che prevedeva la divisione dell’area su due diversi livelli, collegati da scalinate disposte ai lati del muro che l’avrebbe tagliata trasversalmente tra la Cattedrale e il teatro Spence, ma tale sistemazione fu giudicata troppo onerosa ed abbandonata. Nel 1883/1884 furono approvati e realizzati, sempre su progetto dell’ingegner Majorfi, i lavori di sistemazione ed abbellimento con l’abbassamento di m. 1,30 della zona a capo piazza e la creazione della terrazza davanti al Municipio ed alla chiesa di Santa Maria Primerana. Nella relazione di accompagnamento al progetto l’ingegnere Majorfi non mancava di notare che “la forma irregolarissima di questa vasta piazza e la giacitura difettosa della medesima, non permettono che possa giammai venire un bel lavoro. E’ d’uopo contentarsi di qualche miglioramento senza alcuna pretensione di far bene, salvo che al Comune non piacesse di esporsi ad una grave spesa di opere murali”. Con l’occasione fu spostata nei chiostri del Capitolo la colonna eretta nel 1799 dopo il ritiro delle truppe francesi che vi avevano innalzato il simbolo rivoluzionario dell’Albero della libertà. Nella nuova piazza fu collocato il 7 giugno 1906 il monumento a Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II opera dello scultore Calzolai, finanziato da un apposito comitato con una sottoscrizione pubblica. È importante ricordare che fino agli inizi del 1900 vi fu una controversia fra Capitolo della Cattedrale sulla proprietà della Piazza e di quella ora detta della Cattedrale. Il Capitolo ne aveva da sempre rivendicato la proprietà esclusiva documentata da donazioni risalenti fino al X secolo. Nel 1909 si pubblicò sull’argomento l’ opuscolo “Capitolo Cattedrale di Fiesole e Comune di Fiesole – Parere del Prof. Avv. Filippo Vassalli”. In esso il legale ricostruisce i titoli di proprietà del Capitolo sulla piazza rifacendosi alla bolla del 966 con cui il vescovo Zanobi II concede ai canonici, insieme a vari terreni e poderi, la proprietà di medietas della Chiesa di Santa Maria Intemerata (poi Primerana) posta sulla piazza di Fiesole e di tutto quello che le appartiene ed è all’intorno. L’imperatore Ottone II, con diploma del 27 luglio 984, confermò la donazione. Successivamente il vescovo Iacopo il Bavaro, avendo fatto erigere la nuova Cattedrale e costruita l’annessa canonica, con la bolla del 1032 conferma gli antichi possessi ed altri ne aggiunge: “concedo igitur in eo loco, ubi canonica constructa est, eidem canonicae curtem cum prato…et pomerio, et oliveto, et omnia quae juxta Ecclesiam esse videntur”. Nel 1385 parte dei beni costituenti il patrimonio del Capitolo furono dai canonici dati in amministrazione ed usufrutto all’Opera di Santa Maria Primerana, con l’onere, come riferisce il Bandini, di “assistere la Chiesa istessa di S. Maria, ed a mantenere la fabbrica della Cattedrale, ed a supplire alle spese del Campanile”. L’Opera esercitò per secoli tale diritto e percepì le entrate che le competevano, costituite prevalentemente dalla vendita delle foglie dei gelsi che esistevano nella piazza e del legname di quelli atterrati e, dal 1548, i proventi degli olmi fatti piantare in quell’anno dal canonico Guidotti e dei loro successivi atterramenti. Altro reddito derivava dall’affitto dei banchi per la fiera di San Francesco, documentato ininterrottamente dal 1567 fino agli inizi del 1900. Termina l’avvocato: “Concludo col ritenere, e per i risultati della ricerca storica e per le considerazioni legali, gli uni e gli altri ormai sufficientemente riferiti e svolti, che il Capitolo cattedrale di Fiesole, ha diritto di proprietà sulla Piazzetta della Cattedrale come sulla Piazza Mino di Fiesole, l’una e l’altra soggette a servitù d’uso pubblico. Che conforme a tal diritto il Capitolo, e solo il Capitolo, può fare concessioni temporanee e permanenti su quelle aree: al Comune, in virtù della Legge organica, competendo solo il diritto di far valere l’interesse pubblico che si trovi a tali concessioni riconnesso”. Il tutto portò nel luglio 1910 alla notifica al Comune di una “Protesta, diffida e intimazione” reclamante la piena proprietà del Capitolo della piazzetta e della piazza principale. Il Comune fece le sue indagini accertando che l’area, fin dall’attivazione del Catasto nel 1832, era stata adibita a suolo pubblico, e che vi aveva eseguito numerosi lavori di ordinaria e straordinaria manutenzione rivolti in particolare alla salvaguardia della Cattedrale. Circa il diritto dell’Opera di Santa Maria di esigere l’occupazione del suolo pubblico in occasione delle fiere e mercati, veniva citata una lettera al Cancelliere della Comunità di Fiesole del vescovo Ranieri Mancini in data 7 gennaio 1784 in cui, a seguito del Regolamento generale del 27 marzo 1782 “per cui fu tolta la Privativa della Piazza”, si precisa che l’esazione dei banchi e stadere “non ha tassa fissa, ma si rimette alla largità di chi paga e tutto quello che si riceve si riscuote più a titolo di limosina che di esazione”. La controversia non ebbe seguito. La Giunta Municipale infatti, nella seduta del 2 settembre 1911, “ritenute infondate le pretese del Capitolo, attende una regolare citazione per occuparsene”. Nella Piazzetta della Cattedrale è ancora esistente una antica targa con la dicitura: “Piazzetta Privata – Divieto di sosta”.

Fonte:
Mario Cantini
LE STRADE DI FIESOLE
Origini e storia della toponomastica del territorio fiesolano
pagg. 26-29
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Coordinate:   43°48'24"N   11°17'34"E
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