Cancelli

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L’antichità
Nella seconda metà del I sec. a.C. nella zona di Cancelli si era senz’altro già da tempo costituito un piccolo agglomerato di edifici rurali: lo lascia supporre il ritrovamento nel 1954, durante i lavori di sistemazione dell’asilo (al limite est del fabbricato), di uno scarico di ceramica, costituito da diversi strati di frammenti ceramici di varie epoche, frammisti a terriccio, per un’altezza superiore ai due metri. Fra il materiale venne segnalata la presenza di una coppa frammentaria di ceramica a vernice nera. Nei terreni intorno a Cancelli vennero inoltre rinvenuti sporadici strumenti litici e schegge di selce lavorata. Altro indizio dell’antichità di popolamento dell’area sono alcuni nomi di località, situate nelle immediate vicinanze dell’odierno borgo, di indubbia ascendenza latina (ad esempio i toponimi Luco = bosco sacro, Giubbiani = Iovus-Anus, Pugliola = dal personale Apulius, ecc.).
A quei tempi Cancelli era un villaggio facente parte del pagus (=circoscrizione amministrativa) di Cascia, appartenente al municipio romano di Fiesole. I suoi abitanti erano dediti prevalentemente all’agricoltura (praticata in particolare sul vicino piano di Fondoli) e all’allevamento, gestito in modo collettivo sulle estese terre comuni.

L’alto medioevo
A seguito delle prime invasioni barbariche (nell’ambito di un generale spopolamento della zona), gli abitanti superstiti si concentrarono in due luoghi fortificati sorti rispettivamente (tra la fine del V e l’inizio del VI sec. d.C.) in Pian di Fondoli e sul Poggio d’Arfoli (l’origine di quest’ultimo toponimo deriverebbe infatti da un nome personale goto). Alla dominazione longobarda si fa risalire l’erezione di alcuni edifici religiosi dedicati a culti cristiani assai diffusi a quel tempo, come quelli di S. Lucia (che diede nome alla chiesetta del castrum di Fondoli, e col cui nome sono ancora oggi indicate le "balze" che circondano da tre parti il sito del castello scomparso) e di S. Marina, comunemente detta Margherita (alla quale fu intitolato un piccolo oratorio sorto a Cancelli); l’occupazione longobarda ha lasciato traccia anche nella toponomastica locale, ad esempio con il "Borgherello" o "Borghetto" di Cancelli.
All’inizio del IX sec. la zona di Cancelli entrò a far parte, insieme a Cascia e a Fondoli, del feudo dei Conti Guidi: all’epoca la popolazione si raggruppava ancora nei due insediamenti fortificati di Poggio d’Arfoli e di Pian di Fondoli. Soltanto a partire dall’XI sec. la popolazione cominciò a risiedere intorno all’oratorio di S. Margherita, nel sottostante borgo di Cancelli, che assunse le funzioni di un piccolo "mercatale".
Il primo documento scritto che menzioni il territorio di Cancelli è datato 27 febbraio 1066: si tratta di una donazione fatta al Monastero di S. Piero di Firenze da parte di Gisla di Ridolfo, vedova d’Azzone di Pagano e madre di Rolando, della quarta parte della corte e del castello di Fondoli, comprendente la chiesa di S.Lucia. Del 1119 è invece una pergamena relativa ad un atto rogato "in castro de Fundoli" e riguardante un’altra donazione di terre fatta allo stesso monastero da Berta del sopracitato Rolando.

Dal Castello di Fondoli al Borgo di Cancelli
La popolazione di Fondoli, pur formalmente sottoposta alla signoria dei Guidi, tra la fine dell’XII e la prima metà del XIII sec. cominciò a dotarsi di propri rappresentanti a discutere dei principi in base ai quali regolare la vita della comunità: da un atto rogato in Fondoli il 7 maggio 1250 emerge che a quel tempo rettore del castello di Fondoli era il curato della chiesa, tale Bernardino figlio di Alberto di Fondoli, nativo del posto ed eletto dal popolo; dallo stesso documento desumiamo che il Comune rurale di Fondoli-Cancelli contava allora 43 famiglie, per un totale di circa 200 abitanti.
Il cosiddetto "libro di Montaperti" (1260) ci mostra come gli antichi equilibri tra il castello di Fondoli e il sottostante borgo di Cancelli si stessero lentamente modificando a favore del secondo: infatti sia il popolo di S.Lucia che quello di S.Margherita (che prendeva nome dal piccolo oratorio trasformato in chiesa) figuravano tra quelli obbligati a contribuire al sostentamento dell’esercito fiorentino, ma custode della chiesa di S. Margherita risultava essere in quell’anno il primo cappellano dell’importante pieve di Cascia. Verso la fine del ‘200 il castello di Fondoli era in lenta ma progressiva decadenza, probabilmente anche a causa delle distruzioni seguite alle lotte tra guelfi e ghibellini e di una sempre più accentuata instabilità del suolo.

Il Trecento
Dalla lettura dell’ Estimo del 1350-51 emerge che, rispetto alle condizioni di generale floridezza che il territorio di Cancelli aveva conosciuto lungo tutto il XIII sec., nel Trecento la situazione era assai peggiorata: a quella data infatti nessuna delle famiglie appartenenti ai popoli di Fondoli e Cancelli (facenti capo al Quartiere fiorentino di S. Giovanni) si trovava nelle condizioni di pagare per intero l’imposta prevista dall’erario della "dominante", a causa dell’estrema povertà.
Il XIV sec. segnò anche l’avvio di un processo di acquisizione di terre della zona da parte di alcune grandi famiglie fiorentine, tra cui i conti Bardi, cui il Vescovo di Fiesole concesse il patronato della chiesa di S. Margherita a Cancelli. Ma tra i ricchi mercanti fiorentini che acquistarono numerosi terreni da piccoli coltivatori, accorpandoli in proprietà di discreta estensione e organizzandoli secondo i metodi dell’appoderamento a mezzadria, troviamo anche i discendenti di alcune famiglie originarie del piviere di Cascia, come i Castellani, i Carnesecchi e i Redditi.
Stando ai dati ricavati dagli estimi relativi al periodo 1343-1380 osserviamo che a quei tempi la popolazione di Cancelli era composta da una media di 42 fuochi (nuclei familiari), composti mediamente da 4/5 persone, per un totale di circa 200 abitanti; nel 1343 (appena prima cioè del calo demografico avvenuto a seguito della grande epidemia di peste del 1348) il popolo di S. Margherita risultava essere addirittura il più numeroso del piviere di Cascia.
Verso la fine del ‘300 fu fondata la Compagnia della Vergine Maria annessa alla Chiesa di S. Margherita di Cancelli, con funzioni caritative alle quali gli appartenenti adempivano dopo aver indossato una veste bianca ed essersi ricoperto il capo con un cappuccio (così appaiono vestiti tre penitenti in una Crocifissione del XVI sec. riscoperta negli ambienti della Compagnia): per tale motivo essa fu detta dei "Bianchi vestiti".
Dalla chiesa di S. Margherita a Cancelli cominciò a dipendere nel corso del ‘400 anche l’ex-monastero femminile benedettino (poi vallombrosano) di S. Maria al Piano (fino al XIII sec. facente parte del Comune di Leccio), divenuto poi chiesa parrocchiale nel 1426 sotto il patronato dei Redditi e degli Altoviti.
Amministrativamente il popolo di Cancelli faceva parte della "Lega di Cascia", divenuta Potesteria nel 1384, mentre per il criminale esso rientrava nel Vicariato di S. Giovanni Valdarno; nel 1424 la Podesteria si allargò anche al territorio di Incisa, in un assetto rimasto invariato fino all’età leopoldina, allorché il 13 febbraio 1773 nacque la nuova "Comunità" di Reggello.

Il Quattrocento
Dal catasto del 1427-1430 sappiamo che nel popolo di Cancelli risiedevano 34 famiglie (pari ad un totale di poco meno di 180 persone), delle quali la maggior parte (19) erano poveri (per lo più coltivatori dipendenti o piccoli proprietari di minuscoli appezzamenti di terra), mentre 13 erano le famiglie di proprietari di grossi poderi o di artigiani (il fabbro, il merciaio), ed infine 2 erano le famiglie di miserabili. Nessuno pagava più di 200 fiorini, tale quindi da considerarsi "agiato".
L’abitato di Cancelli agli inizi del XVI sec. era costituito da piccole casette costruite con pietre locali e ciottoli del torrente Chiesimone, prive di intonaco, ed allineate lungo la strada che tagliava il paese; l’unico edificio con caratteristiche di "palazzo" era quello della famiglia Romani (di origini aretine), il cui stemma datato 1450 è visibile sul frontone del caminetto dell’attuale palazzo Bossoli.

Il Cinquecento
La vita della comunità aveva il suo fulcro nella parrocchia di S. Margherita; ad essa faceva capo, oltre che la Compagnia della Vergine Maria (che più tardi prese il nome dell’ "Immacolata Concezione"), anche un’altra Compagnia, intitolata al "Corpus Domini" (1476): una riforma degli originari capitoli di quest’ultima fu approvata una prima volta nel 1534 (il manoscritto originale, "Capitoli della venerabile Compagnia del SS. Sacramento", è conservato nell’archivio parrocchiale), e ancora più tardi nel 1587 (l’esemplare è depositato presso l’Archivio di Stato di Firenze). Tra la seconda metà del XV e il XVIII sec. vi fu a Cancelli anche un piccolo "spedale" per l’assistenza di viandanti, pellegrini, poveri e ammalati, fondato dagli Altoviti, proprietari di Sammezzano e patroni della chiesa di S. Maria al Piano: questo ospedale era assai piccolo perché dotato di due soli letti e con un reddito di due moggi e mezzo di grano e mezzo congio di vino.
Nel 1516, in corrispondenza di un periodo di floridezza per l’agricoltura e l’artigianato locale, venne restaurato l’oratorio della Compagnia, abbellito con splendidi affreschi attribuiti ad Andrea del Sarto. Il rifacimento (nel 1591) della strada che univa Cancelli con Leccio (funzionale ai possessi del Granduca nella zona di Sammezzano, divenuta bandita nel 1564, e che tale rimase fino alla seconda metà del ‘700) e che da qui, attraverso il Ponte di Rignano, Incisa e S. Donato in Collina, recava a Firenze, dovette favorire l’espansione dell’artigianato di stoviglie, velocizzando il trasporto dei manufatti verso la città; le fonti cinquecentesche ci permettono di stilare un lungo elenco, comprendente i pentolai, fornaciai, e mulattieri residenti a Cancelli, e che rende l’idea delle dimensioni raggiunte verso la fine del secolo da questo tipo di attività. Il popolo di S. Margherita restava uno dei più popolosi del piviere di Cascia: nel 1551 contava 341 anime e nel 1587 oltre 400; abbiamo una rappresentazione di esso nella mappa presente tra le Piante di Popoli e Strade elaborate dai Capitani di Parte Guelfa. Vi si può vedere il borgo e, lungo il torrente Chiesimone, i due mulini, uno più in alto verso S. Agata ed un altro detto il Mulinaccio più in basso verso il vecchio ponte.

Dal Sei al Settecento
Il XVII sec. segnò un declino sia demografico che economico della zona: la popolazione scese sotto le 400 unità, l’attività artigianale entrò in crisi, e la proprietà terriera si concentrò nelle mani di pochi grandi possessori fiorentini. Nello stesso periodo (secoli XVII e XVIII) vennero compiuti alcuni lavori di ristrutturazione nella chiesa di S. Margherita (elevata a prioria nel 1700).
Bisogna aspettare la fine del ‘700 per vedere risollevarsi le attività agricole e quelle artigianali: oltre alla tradizionale lavorazione di terraglia, prese quota anche una "speciale industria con cui gli abitanti di Cancelli si danno cura di raccogliere le cimose o i vivagni dei panni di lana, con le quali ordiscono artificioso tessuto per formare tappeti". Nel paese si svolgeva una tradizionale fiera il secondo lunedì di maggio, che di anno in anno era sempre più ricca di prodotti artigianali e di bestiame. Alla fine del secolo si contavano in paese tre "bettole", gestite da Vincenzo Burzi, Piero Del Sette e Giuseppe Gonnelli. La riforma amministrativa avviata dal Granduca Pietro Leopoldo comportò la creazione della nuova comunità di Reggello (13 febbraio 1773), di cui il popolo di Cancelli fece parte. Lo stesso sovrano visitò personalmente la zona, annotando nelle sue "Relazioni" le impressioni ricevute soprattutto sulla viabilità nel tratto tra Leccio a Reggello; il tracciato congiungente le due località attraverso Cancelli fu soggetto a lavori di miglioramento, e nel 1807 la medesima strada fu classificata come "semi-regia". Nel 1796 inoltre era stata progettata anche la strada da Cancelli al Montanino, che fu completata soltanto nel 1816.
Nel 1780 per istituire la nuova parrocchia di S. Jacopo a Reggello fu soppressa quella di S. Maria al Piano (annesso alla quale era l’oratorio della Madonna della Neve a Cognorsi, oggi in rovina): il suo popolo fu smembrato e diviso tra la parrocchia di Cancelli e quella di Rota. Negli stessi anni furono soppresse anche le Compagnie esistenti, e al loro posto fu creata (1794) una nuova Compagnia, non più autonoma ma sottoposta alla legislazione civile oltre che a quella religiosa, con nuovi Capitoli.

L’Ottocento
Dai registri della tassa di macine del 1806 emerge che gli abitanti nel popolo di S. Margherita erano 334, di cui 39 miserabili. Nel 1811, secondo le statistiche dello stato civile introdotto dal governo francese, lo stesso si componeva di 401 persone.

Passate le difficoltà dell’età napoleonica, fin dai primi anni della Restaurazione Cancelli conobbe una forte ripresa sia delle attività agricole (sostenute da Piero Mozzi del Garbo, il cui stemma datato 1822 rimane sulla via di S. Agata davanti alla chiesa) che di quelle artigianali. Dagli anni trenta dell’800 la popolazione prese ad aumentare costantemente, passando dai 534 abitanti del 1831ai 613 del 1839. Nel 1847 c’erano 106 famiglie per un totale di 608 abitanti.
Nel 1835 fu costruito il pozzo pubblico; nel 1837 il Granduca Leopoldo II visita il paese, le fornaci, ed una bottega ove si producevano tappeti.
Nel 1839 Luigi Fabbrucci fa costruire presso la propria casa di abitazione un oratorio pubblico in onore di S. Luigi Gonzaga. Nel 1850 furono avviati lavori di ristrutturazione agli ambienti della Compagnia. Nel 1855 (a seguito dell’epidemia di colera che funestò la Toscana) fu costruito il camposanto. Ai tempi della seconda visita del Granduca a Cancelli (ottobre 1858), il popolo contava 112 famiglie per 700 abitanti.

Il Novecento
Tra il 1908 e il 1909 fu costruito il campanile della chiesa e tra il 1917 e il 1918 il ponte sul Chiesimone sulla strada di Reggello, a monte di quello piccolo e stretto precedente (il ponte fu distrutto dai tedeschi nel 1944, e ricostruito nel 1947), nonché la strada che dalla "Costa" sale al cimitero e, passando fuori dal borgo, porta al ponte (la cosiddetta "strada nova"): quest’ultima lasciò così posto all’attuale piazza del paese, sulla quale furono poste le panchine, i lampioni e i tigli; entrambe queste opere furono compiute grazie al lavoro di gruppi di prigionieri di guerra austriaci, fatti venire a Reggello grazie all’amicizia personale del sindaco (marchese Avv. Cosimo Anselmi Medici) con il ministro della guerra. All’immediato primo dopoguerra risale invece il monumento ai caduti situato presso il cimitero (20 furono i morti di Cancelli nelle guerre di Libia e contro l’Austria).
Nel 1928 fu restaurata la chiesa, e nel 1933 fu costruito l’edificio scolastico che ospiterà le scuole elementari fino agli anni ‘80 (oggi vi ha sede la stazione della Forestale).

La Seconda Guerra Mondiale
Del periodo bellico rimane il diario di don Gino Formichini (priore di S. Margherita dal 1933 al 1967): in estrema sintesi diamo qui di seguito la cronologia del passaggio del fronte a Cancelli.
• 8 settembre 1943: armistizio
• 1 luglio 1944: perquisizione tedesca della canonica e della chiesa
• 21 luglio: il paese, ormai semi-abbandonato dai suoi abitanti, è occupato dai tedeschi; vengono requisite animali, piante e ogni genere di cose. Il giorno successivo il feldermaresciallo Kesserling (comandante in capo di tutte le forze tedesche in Italia) ispeziona le truppe in ritirata. Il fronte si avvicina: fervono i combattimenti nel Chianti e, più a sud, verso Loro e Montevarchi.
• 26-27 luglio: vengono minate tutte le strade e tutti i ponti (per Reggello, per Firenze, per Leccio, per S. Agata), nonché il centro del paese (palazzo Benigni, palazzo Catolfi Ruggero, la Colonna).
• 28 luglio: le artiglierie tedesche si attestano sulla strada nuova, in tutto il Pian di Fondoli. Intenso fuoco delle artiglierie inglesi e americane: morti a Marti e feriti a Masseta.
• 29 luglio: il parroco chiude la chiesa, lascia la canonica ai tedeschi e appresta un altare nella cantina di casa Gonnelli in compagnia di 54 persone povere del paese.
• 30-31 luglio e 1 agosto: le cannonate alleate bersagliano il paese e i suoi dintorni, causando incendi; una grossa scheggia sfonda la chiesa e cade dentro; colpita soprattutto la casa di Treggiaia, ove era stato sistemato il centralino telefonico; colpita anche la canonica.
• 2 agosto: le truppe inglesi passano l’Incisa; i tedeschi minacciano di far saltare tutto il paese; rastrellamenti (un certo Armando Lapi morirà nei campi di concentramento in Germania); il parroco si rifugia alle "Campera"; una colonna anglo-americana di notte punta da Prulli, per la valle del Montanino, verso Cancelli.
• 3 agosto: notte di cannonate; salta il ponte, metà Cancelli (tutto il centro) è un ammasso di rovine; gravemente danneggiata anche la chiesa; il pozzo è saltato, paese senz’acqua. Alle 9 giungono due carri armati alleati per un sopralluogo: i tedeschi si assestano sulla linea S. Agata, S. Donato e Vallombrosa. Nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1944 gli anglo-americani liberano Cancelli, occupano la canonica ed usano il campanile come osservatorio.
• 4 agosto: intorno alle 18 le prime cannonate tedesche di risposta colpiscono Cancelli; colpita la canonica, il comando alleato si trasferisce in casa di Eugenio Cherici.
• 5-6 agosto: massiccio fuoco di carri armati e mitragliatrici simultaneamente battono per tre ore le postazioni tedesche sulla montagna da Pietrapiana a Donnini, sparando dai poggi di Leccio, la Tornia, Montanino, Rota e Prulli. La timida reazione tedesca colpisce ancora la chiesa di Cancelli.
• 7-8 agosto 1944: passaggio di mezzi bellici alleati attraversano il paese. Nei giorni successivi cannoneggiamenti tedeschi, sempre più radi. Continua il passaggio di carri armati, autoblindo e cannoni anglo-americani che si spostano a Vallombrosa, Donnini, Pelago e Tosi.
• 20 aprile 1946: riaperti al transito gli imbocchi delle vie per e da Reggello (completamente rifatto il ponte).

Le fornaci dei pentolai di Cancelli
Intorno alla metà del ‘400 esplose a Cancelli (ma anche a Leccio) una particolare attività artigiana, e cioè quella legata alla fabbricazione di stoviglie ordinarie di terracotta per l’uso di cucina; essa alimentava una produzione destinata in gran parte a soddisfare le aumentate richieste di vasellame per i sempre più numerosi ospedali e conventi fiorentini (può essere utile ricordare a tal proposito che "ospedalingo" degli Innocenti era stato in quegli anni un tale Michele Bonichi, originario di Cascia).
La documentazione archivistica ci permette di conoscere i nomi di alcuni di questi artigiani di Cancelli (tra parentesi l’anno della fornitura ad alcuni dei principali "spedali" fiorentini): tra di essi
• Piero di Cristofano di Dato "pentolaio" (1435)
• Antonio di Giovanni "pentolaio e stovigliaio" (1467 e 1481)
• Bartolomeo d’Andrea "vasaio" (1474)
• Bernardo d’Antonio "stovigliaio" (1492)
• Francesco d’Antonio Manetti "pentolaio" (1479, 1482, 1483, 1504),
• Giacomo di Piero di Nanni "pentolaio" (1473)
• Giovanni ... detto Scaglione "pentolaio" (1452)
• Goro di Giovanni "orciolaio" (1492)
• Marco d’Andrea di Cione "pentolaio e stovigliaio" (1473 e 1487)
• Piero di Nanni d’Antonio "pentolaio" (1474 e 1504)
• Salvo di Natto "orciolaio" (1476)
• Cello di Tofano di Nanni "pentolaio" (1499)
Pentole, teglie, tegami, pignatte venivano fabbricate con le terre argillose trasportate da Cognorsi, più precisamente dalla zona che si trova tra la Costa e l’antica villa detta della Roppa, alla congiunzione tra la vecchia via e quella moderna per Leccio; esse venivano macinate ed impastate nell’acqua, modellate e poi calcinate ad alta temperatura; per evitare che si formassero deformazioni, crepe o fessure, la terra veniva pestata con la macina o con un maglio, quindi lavata ed infine mescolata a sostanze antiplastiche come sabbia o selce. L’argilla nei primi tempi veniva lavorata a mano, ma ben presto dovettero essere utilizzati i primi rudimentali torni. Dopo aver lasciato asciugare il pezzo, vi si attaccavano le eventuali anse o manici. La fase successiva della lavorazione prevedeva la verniciatura interna (mediante una varietà di galena detta "alchifù"), al fine di rendere impermeabili ai liquidi le pareti del contenitore.
A Cancelli la cottura avveniva in forni composti da una costruzione massiccia di mattoni, a due piani; al piano inferiore stava il fuoco, il cui calore era trasmesso alla stanza superiore attraverso feritoie o bocche, circondate da tegoli; il fuoco cominciava lentamente, ed era poi mantenuto a temperatura altissima per almeno 24 ore, quindi si lasciava raffreddare.
La produzione di stoviglie comuni (a Cancelli infatti, salvo qualche raro ordinativo come quello del 1492 a Goro di Giovanni da parte dell’ospedale degli Innocenti per riprodurre il putto fasciato -emblema dell’Istituto- su sei dozzine di orciuoli, non si producevano maioliche) alimentava una serie di attività collaterali assai importanti, come quella dei fornitori di cataste e fascine, o come quella dei trasportatori di manufatti verso le zone di vendita.
A Cancelli questa attività recò un certo benessere, tanto che all’inizio del ‘500 il numero dei proprietari era diventato di 61 (contro i 51 di Cascia e Reggello nel loro insieme).
La fabbricazione di stoviglie fu favorita dal rifacimento (nel 1591) della strada che univa Cancelli con Leccio e che da qui recava a Firenze, velocizzando il trasporto dei manufatti verso la città; le fonti cinquecentesche ci permettono di stilare un lungo elenco, comprendente i pentolai, fornaciai, e mulattieri residenti a Cancelli, e che rende l’idea delle dimensioni raggiunte verso la fine del secolo da questo tipo di attività.
Bisogna aspettare la fine del ‘700 per vedere risollevarsi la tradizionale lavorazione di terraglia, ricordata anche dal Repetti nel suo celebre "Dizionario corografico della Toscana". Ma ai tempi dell’Unità d’Italia essa entrò in crisi per la concorrenza di altre zone di produzione italiane, ove superiore erano tecniche e capacità organizzative. Nel fondovalle valdarnese, anche avvantaggiato dalla ferrovia aperta nel 1863, si organizzarono produzioni di pentoli e tegami di terraglia su scala industriale, per cui l’attività artigianale di Cancelli, rimasta legata a metodi antichi, ebbe un forte contraccolpo, e col passare degli anni fu travolta dalla concorrenza perdendo quasi totalmente il mercato cittadino e ritornando a soddisfare bisogni quasi esclusivamente locali; nei decenni successivi il progressivo diffondersi di tegami in metallo soppiantò definitivamente l’antica produzione.
Le "fornaci" a Cancelli sopravvissute fino alla seconda guerra mondiale erano tre: quella di "sotto la Piazze", quella cui si accedeva dalla via centrale (prima della cosiddetta Colonna sventrata alla fine dell’ultima guerra, passando sotto un arco, anche questo sparito), e infine quella posta alla sinistra della via di S. Agata, la più importante.

Fonte:
www.tuscany.name/CORNUCOPIA/abitati/cancelli.htm
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