Palazzo dei Mozzi (Comune di Firenze)

Italy / Toscana / Florence / Comune di Firenze / Piazza dè Mozzi, 2

L’estesa fabbrica, risultato dell’unione di più case e torri medioevali, fu fin dalle origini della ricca e potente famiglia dei Mozzi, tesorieri dei pontefici per più generazioni e quindi, nel periodo della cattività Avignonese (1309-1411), punto di riferimento in città per i prelati romani. In ragione di questo ruolo il palazzo ospitò tra Duecento e Trecento personaggi famosi e potenti: papa Gregorio X nel 1273 in occasione della pace tra Guelfi e Ghibellini, il fratello di re Roberto d’Angiò nel 1314, Gualtieri di Brienne duca di Atene nel 1326 e altri. Dopo un periodo di disavventure finanziarie che portò i Mozzi a dover alienare queste loro case ai primi del Quattrocento (quando furono tra gli altri dei Bardi e dei Nasi), la famiglia tornò in possesso della proprietà nel 1551 e la incrementò con l’acquisto di tutto il terreno che sale sulla collina fino alla porta di San Giorgio (si veda a via de’ Bardi 1r). Tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento il palazzo subì “profondi restauri” (Mario Bucci) su progetto di Gasparo Maria Paoletti: di questo periodo sono le pitture murali recentemente recuperate nella sala madornale del primo piano, datate 1778. All’estinzione della famiglia, oramai in abbandono per un ulteriore rovescio delle fortune economiche dei proprietari, il tutto fu acquistato dalla principessa Vanda Carolath von Beuthen (1880) e quindi, nel 1913, dal collezionista e antiquario Stefano Bardini, che lo adibì a deposito delle molte opere d’arte in attesa di essere commercializzate e al tempo stesso a galleria d’esposizione, creando con l’altro palazzo Bardini che prospetta sulla piazza al n. 1, un insieme oltremodo suggestivo, con architetture che esemplificavano sia la tradizione medioevale sia quella rinascimentale. Altri spazi vennero adibiti a laboratori per il restauro e la ricomposizione delle opere. Alla sua morte, nel 1922, l’antiquario indicò nel figlio Ugo l’erede e tuttavia stabilì che dopo di lui i possessi e le collezioni fossero devolute a istituzioni culturali. Per quanto riguarda nello specifico palazzo Mozzi, la ricchezza delle opere d’arte conservate fecero tuttavia sperare nell’immediata apertura di un nuovo museo, così come auspicava nella sua guida del 1924 Augusto Garneri: “auguriamoci che non ci voglia una ventina d’anni per aprirlo al pubblico”. In realtà il palazzo rimase per lungo tempo in abbandono per una lunga controversia ereditaria, fino a che fu acquisito dallo Stato nel 1996. Per quanto riguarda la fabbrica, questa denota i caratteri propri dell’architettura duecentesca (si tende a datare la costruzione originaria tra il 1266 e il 1273), alla quale si è voluta riportare nel corso dell’Ottocento e del primo Novecento con una serie di interventi che, sul fronte, hanno eliminato quanto vi era di non consono all’immagine di una struttura medioevale. Così, ad esempio, al tempo della proprietà Carolath von Beuthen, furono tolte le grandi finestre inginocchiate che erano andate a segnare il piano terreno tra Cinquecento e Seicento, così come tutti “i barocchi deturpamenti”, avendo gli interventi come dichiarato intendimento - a dispetto di quanto il tempo e la storia avevano prodotto - quello di riportare “al suo pristino splendore il severo e turrito palagio che sorge a guardia dell’antico Ponte alle Grazie” (Arte e Storia, 1883). A questo periodo risale anche l’eliminazione del coronamento a merli guelfi della torre, segnalato dalle guide fino al 1850. Oggi il palazzo si mostra quale straordinaria quinta della piazza intitolata ai Mozzi, con una severa e lunga facciata a piccole bozze squadrate, interrotta al centro dall’alta torre merlata e segnata al piano terreno dalla successione ininterrotta dei fornici, con tettoie aggettanti che profilano le masse articolate e asimmetriche, come si conviene all’immagine che del Medioevo si è avuta tra Otto e Novecento. Al centro è un grande scudo con l’arme dei Mozzi (di rosso, alla croce di Tolosa d’oro). Nonostante il fronte sia perfettamente godibile nella sua monumentalità (e oltre le finestre si possano apprezzare scorci di soffitti e pareti affrescate), la fabbrica è tuttora oggetto di un complesso intervento di restauro, condotto dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici su progetto e direzione dei lavori dell’architetto Fiorella Facchinetti. Il palazzo appare nell’elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale, ed è sottoposto a vincolo architettonico dal 1912.

Fonte:
Repertorio delle Architetture Civili di Firenze
a cura di Claudio Paolini

www.palazzospinelli.org/architetture/
Nearby cities:
Coordinate:   43°45'52"N   11°15'27"E
This article was last modified 12 anni fa