Antica Platea

Greece / Voiotia / Plataiai /
 sito archeologico, Antica Grecia

Plataia) più comunemente Plataeae (Plataiai). Fu una città antica della Beozia sul versante settentrionale del monte Citerone, non lontano dalle fonti del fiume Asopo, e dalla frontiera dell’ Attica. In un primo momento i Plateesi disertarono la Confederazione Beotica e si misero sotto la protezione di Atene, e quando i Persiani invasero l'Attica, nel 490 AC inviarono un corpo di 1000 uomini in aiuto agli Ateniesi e combatterono al loro fianco nella battaglia di Maratona . I Plateesi combatterono anche nella battaglia navale dell’ Artemisio ma non furono presenti a Salamina. Dieci anni dopo (480) la loro città fu distrutta dall'esercito persiano di Serse sotto istigazione dei Tebani. Il luogo era ancora in rovina l'anno successivo (479) quando la memorabile battaglia fu combattuta sul suo territorio, in cui Mardonio fu sconfitto e ucciso e tale vittoria portò all' indipendenza della Grecia. In conseguenza a questa vittoria, il territorio di Platea fu dichiarato inviolabile. Godette di una certa prosperità per 50 anni ma nel terzo anno della guerra del Peloponneso (429) i Tebani persuasero gli Spartani ad attaccare la città, e dopo un assedio di due anni finalmente riuscirono a conquistarla (427) . Platea fu nuovamente rasa al suolo, ma nuovamente ricostruita dopo la pace di Antalcidas (387). Fu distrutta per la terza volta dai suoi nemici storici, i Tebani (374) e nuovamente ricostruita sotto l’ egemonia macedone.
La storia della battaglia illustra completamente la topografia del territorio di Platea, ed è necessario rendere conto delle differenti posizioni assunte dalle forze contendenti. Mardonio procedeva dall’ Attica verso la Beozia attraverso il Monte Parnaso dal passo di Deceleia, e dispose il campo sulla riva del Asopo, dove lo fortificò mettendosi alle spalle la città amica di Tebe e quindi senza essere in pericolo di rimanere a corto di provviste. L' esercito greco attraversò l’ Attica ed entrò in Beozia dai passi montani del Citerone. Pausania, comandante spartano in capo a tutte le forze greche decise di non rischiare di esporre le sue truppe agli attacchi della cavalleria persiana in pianura e si fermò sulle pendici del monte nei pressi di Erithres, dove il terreno era accidentato e irregolare. Questa posizione non la potè conservarla agevolmente a lungo in quanto subì continui attacchi da parte la cavalleria persiana e solo un corpo di 300 ateniesi riuscì a respingere l’attacco uccidendo il loro comandante Masistius. Questo successo diede coraggio a Pausania e scese nel territorio di Platea, tanto più che era meglio fornita d'acqua rispetto alla posizione precedente. Marciando da Erithres in direzione ovest lungo le pendici del Monte Citerone e passando per Hysiae, si fermarono lungo la riva destra del fiume Asopo in parte sulle colline non molto alte e in parte sulla pianura a destra della fonte Gargaphia e a sinistra del santuario dell’ eroe platese Androcrates. Mardonio schierò il suo esercito sull’ altra sponda del fiume Asopos. I due eserciti rimasero in questa posizione per alcuni giorni e nessuna delle parti era disposta a iniziare l'attacco. Nel frattempo la cavalleria persiana intercettò un convoglio di vettovaglie e riusci a scacciare gli Spartani che occupavano la zona vicina alla fonte Gargaphia. Questa fonte d’ acqua era rimasta l’unica fonte disponibile per i greci. Pausania allora durante la notte decise di ritirarsi in un luogo chiamato l'Isola Nesos che era una confluenza sul fiume Asopos a circa 10 stadi e che era a metà strada tra questa e la città di Platea. La natura del terreno scosceso permise così ai Greci si approvvigionarsi di acqua e a proteggersi dalla cavalleria nemica. Il ritiro comunque anche per una così breve distanza fu effettuata in disordine e confusione. Il centro greco, principalmente composto da Megaresi e Corinzi, probabilmente temendo che l'isola non permetteva una protezione sufficiente dagli gli attacchi della cavalleria nemica, decise di indietreggiare finché non raggiunse il tempio di Hera che si trovava vicino alla città di Platea. Gli Spartani sul lato destro dello schieramento greco, ritardarono di ripiegare fino a che non incominciò ad albeggiare a causa dell'ostinazione di Amompharetos di non voler indietreggiare di fronte al nemico. Gli ateniesi sul lato sinistro iniziarono la loro marcia allo tempo stesso.
Dopo una marcia 10 stadi (1 stadio equivale a 192 mt) Pausania si fermò sulla riva del torrente Moloeis, in un luogo chiamato Agriopius, dove sorgeva un tempio di Demetra eleusina. Qui fu raggiunto da Amompharetus che si era attardato e sostenne un primo vero attacco persiano. Appena iniziò lo scontro, Pausania inviò un araldo agli Ateniesi per implorare loro di affrettarsi a correre in suo aiuto, ma il contemporaneo attacco dei Beoti impedì loro di farlo. Di conseguenza i Lacedemoni e i Tegeati dovettero fronteggiare da soli gli attacchi persiani senza l’ aiuto degli altri Greci e solo a loro al termine della battaglia appartenne il vanto di aver vendicato i caduti delle Termopili e la gloria della vittoria. I persiani che furono sconfitti, subirono una strage e i greci non si fermarono fino a quando non attraversarono l'Asopo e raggiunsero il campo fortificato dei persiani. Anche i Tebani furono respinti dagli ateniesi, ma si ritirarono in buon ordine a Tebe, essendo protetti dalla loro cavalleria. Il centro greco, che era distante circa 10 stadi, e non avendo preso parte allo scontro, nel sentire che i Lacedemoni avevano guadagnato la vittoria, si affrettarono in modo scomposto e in confusione a raggiungere i vincitori ma ben presto 600 di loro furono fatti a pezzi dalla cavalleria tebana. Nel frattempo gli Spartani assediarono il campo fortificato dei Persiani ma tuttavia non furono in grado di prenderlo fino a quando gli Ateniesi, più abili in questa specie di guerra, vennero loro in aiuto. Le barricate furono abbattute ed una carneficina spaventosa ne seguì. Con l'eccezione di 40.000 uomini che si ritirarono con Artabazo subito dopo lo scontro solo 3000 su 300.000 scrive Erodoto, riuscirono a fuggire. Dato che questa vittoria era stata acquisita sul terreno di Platea, i suoi cittadini ricevettero una particolare ricompensa.
Nella primavera del 431 AC prima dell’ inizio della guerra del Peloponneso un gruppo di 300 Tebani tentò di sorprendere Platea. Essi entrarono all'interno durante la notte con l’aiuto del partito oligarchico , ma i Plateesi presto si accorsero dalla sortita e misero a morte 180 assalitori. Nel terzo anno della guerra (AC 429) l'esercito del Peloponnesiaco sotto il comando del re Archidamo assediò Platea. Questo è uno dei più memorabili assedi della guerra greca, ed è stata raccontata a lungo da Tucidide. I Plateesi avevano già inviato ad Atene i loro vecchi, donne e bambini, e la guarnigione della città consisteva di soli 400 cittadini e 80 Ateniesi, insieme a 110 donne a gestire gli affari domestici. Eppure questa piccola forza sfidò l'intero esercito Peloponnesiaco, che, dopo molti tentativi infruttuosi di conquistare la città d'assalto, trasformò l'assedio in un blocco, innalzando un muro attorno alla città con un fosso ai lati. Nel secondo anno del blocco, 212 assediati durante una notte tempestosa d'inverno riuscirono a scalare le mura di circonvallazione e raggiungere Atene in sicurezza. Nel corso dell'estate successiva (427) il resto della guarnigione fu costretta ad arrendersi ormai priva di viveri. I prigionieri furono tutti messi a morte e tutti gli edifici privati rasi al suolo dai Tebani, e con i materiali rimasti eressero un grande tempio dedicato ad Hera, sia per l'accoglienza dei visitatori, e per servire come una dimora per coloro ai quali erano stati esiliati in precedenza. Un nuovo tempio, di 100 piedi di lunghezza (Neos hekatompedos), fu innalzato dai Tebani in onore di Hera.
Nel 420 AC gli ateniesi inviarono i rifugiati Plateesi nella città di alleata di Scione ma alla fine della guerra furono costretti ad andarsene e vennero di nuovo ospitati ad Atene. Qui vissero fino al tempo della pace di Antalcidas (BC 387) che garantiva l'autonomia delle città greche e gli Spartani, per diminuire il potere accresciuto di Tebe, approfittarono per ricondurre i Plateesi nella loro città natale. Ma i Plateesi non conservarono per molto tempo la loro città, nel 372 AC la città cadde nuovamente e fu distrutta dai Tebani. I Plateesi furono costretti ancora una volta a cercare rifugio ad Atene. I torti subiti dai Plateesi sono riportati in un discorso di Isocrate, intitolato Plataicus. Dopo la battaglia di Chaeroneia (BC 338) i Plateesi furono nuovamente rimpatriati nella loro città da Filippo.
Dopo la ricostruzione della città sotto Filippo continuò ad essere abitata. Fu visitata da Pausania, che cita tre templi, uno di Hera, uno di Athena Areia, e un terzo di Demetra Eleusinia. Pausania parla di un solo tempio di Hera, che egli descrive come situato all'interno della città, e degno di ammirazione per la sua grandezza e delle offerte con cui era ornato. Questo fu sicuramente il tempio costruito dai Tebani dopo la distruzione di Platea. E' probabile che il vecchio tempio di Hera di cui parla Erodoto e che descrive come fuori dalla città non era più in piedi prima della visita di Pausania. Il tempio di Athena Areia era stato costruito secondo Pausania con una parte del bottino di Maratona, ma secondo Plutarco con i 80 talenti avuti come bottino dopo la battaglia di Platea. Il tempio era ornato con immagini da Polignoto e Onatas, e con una statua della dea da Fidia. Del tempio di Demetra Eleusinia non abbiamo dettagli, ma fu probabilmente eretto in conseguenza della battaglia essendo stata combattuta nei pressi di un tempio di Demetra Eleusinia a Argiopius. Il tempio di Zeus Eleuterio sembra essere stato ridotto ai tempi di Pausania a un altare e una statua. Era situato fuori della città.
Nel 1973 l’archeologo Spyropoulos scoprì una base rettangolare e una "polyandrion" del V sec AC che attribuì rispettivamente all'altare di Zeus Eleuterio e alla fossa comune dei caduti nella battaglia del 479 AC contro i Persiani.
I monumenti più importanti sono:
Mura di fortificazione (4,5 km di lunghezza discretamente conservate) di diversi periodi dal V secolo al IV. Alcuni tratti sono di epoca preistorica (prima del 1200 AC). Le mura del circuito sono costruite in stili diversi e di epoche diverse con torri quadrate e circolari.
Heraion: Il tempio dorico periptero di Hera è situato a nord-ovest della cittadella fortificata interna. Fu costruito dai Tebani nel 426/5 AC sulle fondamenta di uno precedente, distrutto da un incendio. Dal VI secolo AC ospitava la statua di Hera i cui lavori furono dello scultore Praxitales che fu raffigurato anche sulle monete della città.
Katagogion: ostello per i visitatori sito a nord est dell’ Heraion. Fu costruito dai Tebani nel 426 AC dopo la distruzione di Platea. Era rettangolare con molte stanze su due piani e un cortile interno al centro. Durante il periodo romano (1 ° c. DC) fu utilizzato come agorà. Oggi si sono conservati soltanto un angolo e un lato dell’edificio.
Altare di Zeus Eleuterio: basi rettangolari che sono state attribuite da Spyropoulos all'altare costruito dai greci dopo la vittoria di Platea (479 AC). In questo modo fu eretto in dono a Zeus Eleutherios in segno di libertà.
"Polyandrion": fossa comune dei caduti in battaglia del (479 AC) contro i Persiani. Si trovava presso l'altare di Zeus Eleutherios e comprendeva diversi resti di ossa umane ma senza offerte. Qui furono in un secondo momento trasportate dal loro sito originario. (a ovest della cinta muraria).
Resti del Trofeo: ( o dei due trofei, che secondo Plutarco vedi vita di Aristide, Ateniesi e Spartani eressero separatamente) sarebbero riconoscibili tra le rovine di una chiesa bizantina a 2,5 km sud-est di Platea.
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Coordinate:   38°13'1"N   23°16'40"E